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President Letter - April 2007

Carissime e carissimi,
con la mia lettera precedente, annunciandovi le celebrazioni del Centenario dell'Associazione, ve ne ho esposto la tematica: linee programmatiche che guideranno il cammino preparatorio al grande evento e che ci introdurranno, con la IV Assemblea elettiva mondiale, nel secondo secolo di vita della nostra Associazione. Illustravo, a nome del Consiglio confederale, la sintesi della nostra identità che ci radica nel mondo, attente/i a tutte i bisogni delle Creature, sospinte/i da una forte carica umanitaria che trova, però, alla sua origine, il Vangelo vissuto secondo lo stile salesiano-mornesino. Il percorso dell'arcobaleno mornesino, potrebbe aiutare la nostra preparazione interiore alla grande “festa” del Centenario e penso di farvi cosa gradita offrendovi degli spunti di riflessione che, all'unisono in tutto il mondo, possano unificare il nostro cammino umano e spirituale.
Mentre osservo l'arrivo della primavera, qui in Italia, nel godere di queste giornate luminose e tiepide, non posso fare a meno di pensare che la rivoluzione climatica in atto sul nostro pianeta potrebbe non consentire a chi verrà dopo di noi una vita salutare.
Ecco perché inizio dalla sobrietà: è il grido dell'oggi, è l'urgenza più grave da affrontare se vogliamo che il nostro Pianeta sopravviva.
L'uso smodato delle risorse naturali ha violentato la natura stessa e si sta ritorcendo contro l'umanità. Il profitto sfrenato, la corsa al potere ad ogni costo, l'ottusa ricerca del piacere momentaneo hanno impedito a tutti noi ( ognuno per la sua parte e a livelli diversi) di creare le condizioni perché sulla Terra si possa ancora vivere fra qualche decennio. Educazione ambientale, uso consapevole delle risorse, rispetto dell'ecosistema…sono stati titoli prestigiosi di convegni e di incontri locali ed internazionali. E poi? Che cosa ciascuno di noi ha fatto, per quel che gli compete, per evitare la catastrofe? Tocca a chi è al potere, diciamo. E' vero ma anche nella nostra quotidianità c'è posto per un uso responsabile delle risorse che, purtroppo, non sono eterne. E, per altro verso, come facciamo a lamentarci di chi ci governa: chi glielo ha dato questo potere? Ovunque vige la democrazia è il popolo che dà il potere. Forse non siamo stati accorti nella scelta. Ma Democrazia è anche partecipazione. Fare la propria parte per dire, incitare, denunciare- se è il caso- non solo è possibile ma è doveroso: non mi pare che Cristo, nella sua vita terrena se ne sia stato a guardare dinanzi al malcostume e alla corruzione. La cittadinanza evangelica (anche questa tematica di prestigio) richiede che, messa da parte una certa timidezza e un malinteso senso di prudenza, ci facciamo avanti, come singoli e come Associazione, ovunque sia possibile fare qualcosa.
Gli scenari apocalittici che i mass media ci pongono davanti fra… un balletto e un quiz… non sono un reality. E noi, forse, ci stiamo confondendo. E, forse, era proprio questo che voleva il Potere.
Così, mentre il Creato viene violentato, noi ci occupiamo d'altro…
Ci restano due strade: una grande fiducia nella Provvidenza e l'impegno sociale. Ma affinché la fiducia nella Providenza non sia un alibi per il nostro disimpegno, conviene rimboccarsi le maniche e cominciare ad agire.
Al prossimo appuntamento
Vostra Carolina
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