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President Letter - April 2008


L'incontro
Carissime e carissimi,
torno proprio ora da Torino dove abbiamo celebrato insieme l’inaugurazione dell’Anno centenario di fondazione dell’Associazione. Insieme: quelli fisicamente presenti nei luoghi delle nostre origini e quelli che, impossibilitati per motivi diversi ad intervenire, ci hanno seguito da casa.
E mentre aspettiamo il prossimo numero di Unione che a quelle celebrazioni verrà dedicato quasi esclusivamente, “celebriamo” il nostro consueto incontro attraverso questa pagina.
L’incontro: un momento fondamentale nella vita di ogni essere umano. Che cos’è, infatti, la nostra vita se non una filigrana di incontri?! Ci sono incontri cui non dai alcuna importanza e nei quali non investi alcuna energia; incontri semplicemente professionali o di convenzione sociale; incontri in cui metti in gioco te stesso e non temi di uscire allo scoperto; incontri che ti possono cambiare la vita, in un senso o in un altro…
Ma da chi o da che cosa dipendono queste differenze?!
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E, poi, per noi associate/i, ci sono gli Incontri di Unione o di Federazione…Fermiamoci un momento a riflettere : che cosa caratterizza questi raduni? Sono veramente incontri fra persone che, guardando in una stessa direzione, hanno qualcosa da dirsi? Riusciamo a trasformarli in un laboratorio dell’arte della comunicazione o ci limitiamo ad ascoltare ciò che viene detto da altri? E quando ascoltiamo, siamo capaci di farlo senza esprimere alcuna forma di giudizio? E quando parliamo riusciamo ad esprimere il nostro punto di vista senza attaccare l’altro, biasimarlo o colpevolizzarlo? Sappiamo “perdere” qualcosa di nostro - per esempio qualche idea- per incontrarci a metà strada focalizzandoci sul problema e non sulla persona?
Riusciamo a metterci dalla parte dell’altro nei suoi stati affettivi, nelle sue prospettive, nel suo ruolo? Siamo capaci di non perderci dietro dettagli per riportare l’incontro all’essenziale?
Può essere, questa, una traccia per i prossimi incontri, un questionario da sottoporre a tutte/i noi per riflettere sulle potenzialità e sui limiti di nostri raduni. Riusciremo, insieme,- se lo vogliamo- a trasformare le nostre Unioni in laboratori di Comunione. Qualunque raduno che non abbia alla base questa ricerca è…tempo perso. Se pure riuscissimo ad organizzare cose bellissime, grandi progetti, attività favolose… tutto ciò potrebbe non avere senso. Saremmo come i “cembali squillanti” di cui parla san Paolo nella prima lettera ai Corinzi. Se pure avessimo “il dono delle lingue degli uomini e degli angeli…, il dono della profezia…, una fede capace di trasportare le montagne…; se anche fossimo capaci di distribuire tutti i nostri averi…” senza la carità…
E poiché “la carità è magnanima, è benigna, non è invidiosa, non si vanta, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia…tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta…” è opportuno, prima di mettere mano alle nostre attività, confrontarci con questa Parola. C’è sempre tempo ( finché avremo tempo) per rinfocolare l’impegno e potenziare il cammino già avviato, o per ricominciare e risalire la china. Ora che Dio ci ha dato “un cuore di carne” è con questo cuore che dobbiamo amarci a vicenda. Sarebbe ben strano che volessimo seguire il Comandamento dell’amore illudendoci di far vibrare le corde di un…”cuore di pietra”.
Al prossimo incontro.
Vostra Carolina
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