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Revista - Agosto / Septiembre 2007
I barconi dei sogni
“Se ne tornino a casa loro”.
Non posso più sentire questa espressione che purtroppo arriva alle nostre orecchie portata dal vento dell’ignoranza, dell’egoismo, della superficialità.
Sono tanti, è vero, i barconi e i gommoni che attraverso il Mediterraneo tentano di arrivare “a debita distanza” nelle nostre isole meridionale.
Non interessa ai “rapinatori di poveri” che tutto il carico umano giunga a destinazione. Importante è intascare la cifra pattuita che non è davvero esigua né proporzionata.
Sono rifugiati, gente che cerca riparo dalla miseria più nera o dalla guerra - gente senza speranza in cerca di futuro.
I barconi si trasformano, però, spesso in relitti di dolore e di morte.
Guardo i visi dei sopravvissuti inquadrati dalle telecamere. L’approccio con la terra che dovrebbe offrire, secondo le loro aspettative, lavoro, sicurezza presenta il suo primo volto.
Che è anche quello della prima accoglienza, delle eventuali visite mediche e poi… E poi non sappiamo più nulla di loro. Confusi tra noi, mantengono a stento la loro identità.
Si sforzano di imparare quanto prima la lingua del Paese ospitante, di trovare un tetto o un ponte per la notte.
Una vita totalmente cambiata in tutti gli aspetti. Quanto diverso lo scorrere del tempo nelle nostre città, dove l’orologio è padrone e organizzatore delle nostre giornate.
L’Africa, il continente da cui provengono molti dei “senza speranza”, è veramente un altro mondo. Questa è l’impressione dell’europeo che per vari motivi è entrato in contatto con la sua gente.
Per chi ha vissuto anche solo per pochi giorni in una terra d’Africa conserva nella mente e nel cuore uno spazio privilegiato, insostituibile.
Colori e ritmi, paesaggi splendidi e silenzi, sorrisi di bimbi, bellezza di donne e fierezza di uomini ti colpiscono al primo impatto.
Caratteristiche di una terra che ha vissuto sopraffazione, domini stranieri.
Una storia di colonizzazione alle spalle ma ancora oggi una realtà di sofferenza nella quale vogliamo vedere i germi di una rinascita totale che raccolga tutti i sogni irrealizzati della sua gente.
Silvana Aloisi
unionefma@cgfma.org

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