

Nella duplice dimora
Chissà se in questo mese di dicembre riusciremo a fare un piccolo passo avanti. Prendere in mano il timone della nostra barca e, seguendo l’indicazione di una bussola speciale,orientare le nostre giornata verso una direzione precisa: il Natale.
Sentiamo ripetere ogni anno, dalla voce di chi vive un’esistenza concentrata sull’essenzialità, che il percorso verso la Grotta deve dare segnali di novità e di anticonformismo. Non significa, certo, rifiutare o contrapporci alla realtà nella quale viviamo, quanto piuttosto indirizzarci verso scelte improntate alla fraternità. I giorni dell’avvento sono preziosi se vissuti, ora dopo ora, con lo sguardo interiore e il desiderio di abitare nella duplice dimora: di Dio e degli uomini. Entrambe così strettamente legate tra loro da non poter essere separate senza illuderci di essere sulla giusta strada.
L’adorazione e l’accoglienza di un Dio Bambino è la porta che si apre al fratello. Quale? Non dovrebbero esserci distinzioni. La via che conduce alla capanna di Betlemme non ha segnaletiche di divieti. I fratelli che incontriamo lungo i suoi margini hanno un nome unico e un unico volto. Sono persone. Soli, anziani, malati, giovani e donne, stranieri e concittadini…
Ma anche genitori abbandonati nelle corsie di un ospedale, vicini di casa chiusi nel silenzio delle quattro pareti, parenti e amici con i quali abbiamo perduto i contatti. Alcuni in attesa di un incontro – proprio con noi – che può dare loro nuova speranza.
Un Natale diverso dagli altri anni allora? Forse sì. Auguriamocelo di cuore a vicenda, perché possiamo anche noi ricevere con maggiore consapevolezza il dono di Dio: assaporare la gioia di essere suoi figli.