Non me ne vogliate se vi confesso che non sopporto i cosiddetti “botti” con i quali si pensa di salutare l’anno nuovo. Mi riportano molto indietro nel tempo, ai bombardamenti aerei che non mancarono durante la 2^ guerra mondiale.
È esagerato questo raffronto ed è soprattutto un’altra storia… Però, affidarsi a strumenti troppo spesso micidiali per esorcizzare l’immediato futuro che si affaccia incognito e magari pieno di novità è per lo meno banale.
L’atmosfera di grande allegria e baldoria non nasconde forse timori e paure di chi si sente figlio più del caso che non di un Padre?
I giorni di festa appena trascorsi ci hanno regalato spunti di riflessione nuovi e diversi.
Il Natale di Gesù ci ha dato l’impulso per il nostro natale: l’incarnarci nella concretezza dell’oggi per una maggiore cura dell’altro, per allargare i nostri spazi di solidarietà responsabile e reciproca.
Proprio in questi ultimi giorni, nel tirare la somma del 2009, non facile per tanti aspetti, abbiamo potuto rivedere, come in altri anni, un mondo spesso sommerso, quasi schiacciato dalla fretta, dai mille impegni, dalle tante “cose” da acquistare per sentirsi appagati… apparentemente felici. È il mondo delle persone, delle amicizie, degli affetti che si risvegliano, dei ricordi che si riaffacciano nella loro irripetibilità.
È un mondo che si riveste di novità, di speranze, di aspettative che altri ci comunicano con parole, gesti, atteggiamenti.
Una telefonata, una visita, un biglietto di auguri, una mail, spedita magari dall’altro emisfero, danno nuovi segnali di vicinanza o confermano una presenza che fa bene al cuore.
Quante persone abitano nell’intimo del nostro essere. Quante ci stupiscono per il loro vissuto carico di valori. Amici e amiche su cui possiamo contare, con cui continuare un dialogo arricchente. Semplici vicini di casa che con il loro “buongiorno” o il “come sta?” sembrano entrare a far parte della nostra giornata.
Con queste semplici righe desidero augurare a voi, lettrici e lettori di Unione, un 2010 ricco di tante presenze amiche, di tante persone che, nonostante i modelli negativi che emergono con eccessiva prepotenza, ci aprano spazi di bontà, di fraternità, di bellezza, riflesso di quella “Bellezza che salverà il mondo”. |