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Unione - Gennaio / Febbraio 2007

Le ho riviste ancora. Gioiose, affabili, felici per un incontro atteso. In quella casa che è una scuola di vita, dove il valore, la sofferenza, la solidarietà si trasformano in dono, vivono da anni, giorno dopo giorno, persone meravigliose.
Chi ha già avuto o avrà la possibilità di trovarsi nella Piccola casa del Cottolengo di Roma per un motivo o l’altro, non può non scoprirsi “chiamato” ad un’esperienza particolare. Nel piazzale, lo sguardo si posa sull’espressione scolpita sul marmo: “Caritas Christi urget nos” (La carità di Cristo ci spinge). E’ il motivo fondante e la sintesi evangelica di tutta l’opera cottolenghina.
Ogni persona che vi abita o che vi entra anche solo come volontario, vive la realtà umana e cristiana della carità, del dono reciproco. Chi offre riceve, in uno scambio che non ha confini, dove “l’amore è più forte della morte” e “il linguaggio del cuore è quella mano amica che anima il deserto”.
Quando si esce di là per rientrare nella propria casa, nell’ambiente di lavoro, si guarda il mondo con occhi nuovi. Si comincia a dubitare fortemente delle certezze umane che ci hanno sostenuto e illuso. Una realtà viva e straordinaria ci si pone davanti. La scala di valori che il mondo spesso impone si capovolge. Di fronte al meccanismo dell’efficienza proteso al “produrre” – se no che vali? – si erge la priorità della persona, con il suo diritto al rispetto della propria dignità e del valore della sofferenza, vero polmone che ossigena l’umanità tutta. Ancorata alla Passione di Cristo, la Piccola casa ha già in sé i germi della Resurrezione.
La serenità, l’amicizia, la condivisione sono percepibili al primo contatto. Con ogni ragazza che vive cosciente o meno, la propria vita segnata fin dalla nascita, dal disagio mentale o fisico, con ogni suora sempre in prima linea a qualunque ora del giorno e della notte, si stabilisce subito una comunicazione profonda perché autentica, ricca di valori, quindi contagiosa!
In questa realtà così difficile da accettare, assurda per chi rifiuta di specchiarsi nel mondo della sofferenza, si può toccare con mano che quel centuplo promesso da Gesù a quanti si fidano di Lui esiste davvero!
Silvana Aloisi
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