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Unione - Marzo 2007

L’iceberg dalle tante facce

Di fronte ai problemi di oggi, si risponde spesso con luoghi comuni che non spingono certo alla riflessione e tanto meno alla ricerca di soluzioni. Di queste avrebbe invece bisogno l’iceberg, da tempo emergente e inquietante, che imprigiona energie e capacità di quanti vi entrano. E sono le fasce più deboli della società: i giovani, che dietro la loro spavalderia nascondono insicurezza e fragilità emotiva e razionale. Sono proprio alcuni di loro la preda ambita di gente senza scrupoli che li usa per i propri fini.
Penso alle tante situazioni sommerse che vedono protagonisti di misfatti o oggetto di sfruttamento ragazzi appena adolescenti.
Gli ultimi episodi di violenza sono finiti in tragedia – si dice per una partita di calcio, ma quanti dei violenti erano presenti, in realtà, nello stadio a gustarsi un avvenimento sportivo…?
E tutte le altre attività criminali che non hanno un “teatro” alla luce del sole e delle cellule fotoelettriche in una strada o in uno stadio? Anche tutto questo è terrorismo. Di altra natura forse, i cui fili, manovrati da “capi” irreperibili, si intrecciano in disegni di morte che vedono in prima linea giovani e adolescenti.
Il treno del crimine, della delinquenza, e di altro ancora viaggia su un binario che conduce alla morte, fisica e morale, di ragazzi che dovrebbero vivere giorni sereni.
Il pensiero va ai giovanetti che don Bosco raccoglieva all’oratorio, attorno a sé e a mamma Margherita, per toglierli dai pericoli della strada, per sottrarli ad un futuro di reclusione.
Noi siamo figli di don Bosco e di Madre Mazzarello. Copriamo tanti spazi della vita pubblica; molti di noi exallieve ed exallievi sono presenti in strutture e istituzioni che “contano”, non per il guadagno e per il prestigio, ma per la voce che può levarsi a difesa dei “nostri” ragazzi, di ogni giovane in difficoltà. Nell’indifferenza di tanta gente che va per la propria strada, almeno noi, con tante altre persone sensibili, usiamo in famiglia, nella scuola, nei luoghi di lavoro, nei gruppi giovanili ecclesiali l’arma della prevenzione che don Bosco ha fatto propria lasciandola come eredità educativa e tutte la Famiglia Salesiana. Cuore e occhi aperti, quindi, per accompagnare i giovani, per dare loro speranza in un mondo che si rinnovi, che dopo giorni bui sia illuminato da un arcobaleno i cui colori intensi e diversi diano l’immagine di trasparenza e bellezza nuova.
Silvana Aloisi
Silvana Aloisi
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