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Unione - Novembre 2009
NEI PANNI DEGLI ALTRI

“Ma tu sei sposata?”. “No”. “Non lo sei stata neanche una volta?”. “No”. “Allora non puoi capire”. “Forse, capire fino in fondo no, ma ascoltare sì”. Sembrava concluso quel dialogo di poche battute, e non era invece che l’inizio di un monologo nel quale amarezze, dubbi, rancori e delusioni si susseguivano in un’altalena di toni ora aspri ora disperati.
Ero lì immobile, incapace di trovare espressioni adatte a quel momento. “Meglio tacere”, mi dicevo, mentre ascoltavo e pregavo, nel tentativo di calarmi in una realtà intrigata e dolorosa.
Me la porto ancora dentro quell’eco di sofferenza, di confusione, di ricerca di aiuto.
Per la prima volta, forse, nei miei incontri, scambi di idee e di opinioni con tante persone, mi sono sentita incapace di dire la parola giusta. Quel “allora non puoi capire” mi martella dentro, tanto che le situazioni di cui mi sembra non cogliere l’entità, si sono ampliate come i cerchi formati dal sasso gettato in acqua.
Mi sono resa conto come sia difficile entrare nel vissuto di una persona, sia pure tra le più care che abbiamo e con le quali comunichiamo con facilità. Pur sforzandoci, spinti dall’affetto e dall’amore per l’altro, raggiungere la sfera più intima e spesso più problematica anche a noi stessi, è un’impresa.
Siamo spesso un mistero gli uni per gli altri. C’è da chiedersi, infatti, se si riesca a comprendere fino in fondo la sofferenza di una coppia che si separa, quindi di un progetto di vita pensato e scelto, da un lui e una lei, che si spegne dopo un sì liberamente voluto. Del dramma di una donna, spesso giovanissima, costretta a prostituirsi. Del dolore di una famiglia privata di un proprio caro caduto in terra straniera per difendere altri fratelli (Afghanistan) o vittima della violenza, della droga e di altro ancora. Di chi abita in orizzonti lontani, esposto a mille difficoltà e a vulnerabilità continue che lo colpiscono nella propria dignità di persona.
Se la saggezza antica ci suggerisce le espressioni “mettersi nella pelle dell’altro, indossare la camicia altrui”, più forti sono le parole di Gesù: “Portate gli uni i pesi degli altri”.br> È un invito, per alcuni anche un imperativo che può diventare uno stile di vita. Non sempre perseguibile ma auspicabile. Allora, poniàmoci l’interrogativo di aver compreso o no tutto dell’altro ma nel tempo stesso affidiamoci ancora alla Parola: “Signore, Tu mi scruti e mi conosci… Tu intendi da lontano il mio pensiero… tutte le mie vie ti sono familiari”. A Lui solo riconosciamo il potere di una conoscenza perfetta che varca ogni nostro dubbio e limite.
Suor Celestina Corna – Ispettoria del Piemonte
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