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Unione - Settembre / Ottobre 2006

Sulla via della Pace
L’attualità della Parola di Dio è sorprendente.
Nel suo disegno accompagna il cammino dell’uomo e della storia, ponendone alla ribalta avvenimenti e situazioni che sembrano non avere tempo ma solo l’oggi.
Nella liturgia dell’ora media del 21 agosto leggevo: “Troppo io ho dimorato/con chi detesta la pace. Io sono per la pace/ma quando ne parlo essi vogliono la guerra” (salmo 119, 6-7).
E’ il quadro che si presenta in questo periodo. Da più parti si invoca la pace. Primo gradino la tregua delle armi che, anche se in qualche modo raggiunta, ha la fragilità di un argine di sabbia.
Vertici di politici e tavoli di pace non riescono a giungere al cuore dei tanti problemi che, stratificatisi ormai da tempo, si sono inaspriti in questi ultimi decenni, coinvolgendo altri stati del Medio Oriente.
Ognuno per difendere i propri interessi.
Sempre meno determinanti sembrano i motivi religiosi; presenti, invece, quelli che investono l’identità, l’economia, la difesa del proprio territorio con l’uso delle armi.
A parole nessuno vuole la guerra. La rifiuta chi ha visto scomparire giovani, bambini, interi nuclei familiari, villaggi, paesi. Non la vogliono, quindi, le popolazioni civili che ne pagano sempre un prezzo altissimo. Eppure la pace è ancora lontana. Come sempre, è nelle mani, anzi… nella testa e nelle scelte dei politici che guidano le sorti delle nazioni.
Il Papa Benedetto XVI invoca una pace che tenga conto del bene e della dignità di tutti i popoli coinvolti. Libertà per il Libano, una patria per i Palestinesi, sicurezza per Israele. Tre paradigmi difficili, ma non impossibili, da coniugare – se solo si volesse -per una soluzione giusta.
Organizzazioni internazionali e politici sono chiamati a questo compito sicuramente arduo.
E noi? Non possiamo rimanere indifferenti di fronte ad un dramma che ha ripercussioni in tutto il mondo. Se crediamo veramente che “la pace è dono di Dio ma anche impegno dell’uomo”, noi, che siamo cittadini della Terra e del Cielo, dobbiamo dare il nostro contributo positivo con il confronto delle idee, con il lavoro di ogni giorno ma soprattutto con le ginocchia piegate, perché il Signore venga “a dirigere i nostri passi sulla via della pace”
Silvana Aloisi
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