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Lettera Presidente - Novembre / Dicembre 2015
Carissime e carissimi,

in questo periodo che si avvicina al S. Natale dove miriadi di luci sfavillanti rischiano di farci, a volte, perdere un pò il significato di questo meraviglioso momento di grazia teniamo presente due eventi molto importanti.
La XIV Assemblea del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia conclusasi il 25 ottobre scorso e l'Anno Giubilare sulla Misericordia che Papa Francesco aprirà l'8 dicembre, festa dell'Immacolata.

Ed è su questo anno della Misericordia che voglio soffermarmi. Ieri sera mentre mi accingevo a scrivere questa lettera, ho appreso dalla televisione le terribili notizie che giungevano da Parigi. Mi sono bloccata non riuscendo più a distogliere lo sguardo dallo schermo che continuava a fornire informazioni sempre più agghiaccianti.

Cosa sta succedendo a questo “uomo” che è andato sulla luna, che ha fatto passi da gigante nel campo delle scoperte, della medicina, che nel giro di poche ore vola da una parte all'altra del mondo e poi... uccide a sangue freddo un altro essere umano?
Dobbiamo unirci tutti nella preghiera che è l'arma più potente che gli uomini e le donne di buona volontà possono usare per sconfiggere il male.
Riprendo le parole di Papa Francesco che nel suo primo Angelus diceva:“Sentire misericordia, questa parola cambia tutto. È il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un pò di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza” (17 marzo 2013).

Misericordia che si fa tenerezza, affinchè questo Natale, triste per il dolore di questi ultimi avvenimenti, non indurisca il nostro cuore verso i nostri fratelli, ma ci aiuti a venire loro incontro seguendo le parole di Enzo Bianchi, priore di Bose: Perché la vita è un duro mestiere, perché i rapporti oggi si sono fatti duri, senza prossimità, anaffettivi, e gli uomini e le donne del nostro tempo sentono soprattutto il bisogno di tenerezza. Tenerezza come sensibilità, apertura all’altro, capacità di relazioni in cui emergano l’amore, l’attenzione, la cura. La tenerezza – lo ribadisco – non è un sentimento sdolcinato, ma è vero che soprattutto gli uomini, debitori di una cultura dell’uomo forte, solido, che sa sempre usare la ragione a costo di non ascoltare il cuore, di una cultura diffidente verso le emozioni, non hanno coltivato in passato e forse non coltivano nemmeno oggi questa straordinaria virtù. Per questo il papa esorta a non aver paura della tenerezza e denuncia: “Quanto bisogno di tenerezza ha oggi il mondo!” (omelia della notte di Natale, 2014).

Con affetto, a tutti Buon Natale.

Maria Maghini

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