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Lettera Presidente - Aprile 2009
Per la pace in casa e nel mondo intero

Carissime e carissimi,
mi trovavo, in questi giorni, in una Casa FMA e, come è mia consuetudine, mi sono unita alla Comunità per le preghiere e l’Eucaristia.
Come in tutto il mondo, ad un certo punto delle loro orazioni, le nostre Suore hanno recitato un’Ave Maria “Per la pace in casa e nel mondo intero”. Bellissimo!
Eppure, nonostante questa potente preghiera che si innalza quotidianamente da ogni angolo della terra (ovunque ci sia una Comunità FMA) mi pare che di pace, nel mondo, non ce ne sia molta! Si vede che tanta preghiera non basta.
Allora mi son detta: “Forse anche noi exallieve/i dovremmo fare la stessa cosa. Chissà che il buon Dio, allora, non ci ascolti”. Intesi, dunque? Ogni giorno reciteremo un’Ave Maria per la pace in casa e nel mondo intero.
Però, pensandoci bene, potremmo dare al buon Dio una mano in più, oltre alla preghiera. Ha già tante cose, e gravi, a cui pensare e su cui intervenire. Alla pace in casa, per esempio, non potremmo pensare noi?!
Non che sia facilissimo, ma val la pena tentare. Il che non vuol dire lasciare che gli altri facciano sempre quello che vogliono per amor di pace. Ci sono volte in cui il silenzio e la remissività sanano tante situazioni e va seguita la strada… del silenzio e della remissività. La verità, poi, si farà strada da sola. Ci sono volte in cui va “negoziata” una mediazione in cui ognuno rinuncia a qualcuna delle proprie idee e ci si incontra a metà strada.
Ma come capire qual è l’opzione giusta per ogni occasione? Qui interviene il temperamento di ciascuno, l’esperienza, il senso che ciascuno vuol dare alla propria vita. Il rispetto per tutti (ma proprio per tutti) è, comunque, la regola d’oro. Alti e bassi, biondi o bruni, ricchi o poveri, istruiti o ignoranti, giovani o adulti, simpatici o antipatici…hanno tutti diritto al nostro rispetto. Anche in famiglia c’è bisogno di questa regola d’oro. Lo sappiamo benissimo che anche i legami di sangue possono essere inficiati da tante problematiche.
E anche nella nostra Famiglia di elezione, la nostra Associazione, accanto all’Istituto FMA nella Famiglia Salesiana, dobbiamo impegnarci in questo cammino. Torna ancora opportuno ricordarci che le Unioni, cellula base della Confederazione, dovrebbero essere laboratori di Comunione. Se una parola può ferire, evitiamo di pronunciarla. E se, a motivo del nostro ruolo o per un bene maggiore, dobbiamo proprio pronunciarla, addolciamola con un tono scevro di arroganza anche se necessariamente autorevole. Se gli altri hanno già percepito che alla base del nostro rapporto c’è un grande rispetto reciproco potranno accettare di sentirci dire cose che da altri non accetterebbero. Un sano discernimento fatto, se possibile, con qualcuno la cui autorevolezza è da noi riconosciuta e, comunque, sempre con persone dalla profonda vita interiore può indicare la strada quando proprio siamo confusi.
Vogliamo tentare ancora? Poiché lo so che già ci stiamo impegnando su questa strada.
Ma repetita iuvant, come dicevano i Latini.

Con grande affetto.
Vostra Carolina.
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