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Lettera Presidente - Gennaio / Febbraio 2010
Carissime e carissimi,
vi raggiungo con questa prima lettera del nuovo anno che, ancora una volta, spero sia per ciascuno di voi sereno e veramente “nuovo”.
Certo, gli accadimenti degli ultimi mesi in ambito climatico non si prestano ad indurre serenità.
Voglio quindi riflettere insieme con voi su un aspetto che non può lasciarci indifferenti. Realmente - e più che mai - dobbiamo affondare le nostre mani nel mondo: in questo mondo che si sta sgretolando anche a causa dei cambiamenti climatici repentini, della desertificazione, del degrado ambientale. Gli eventi naturali sempre più frequentemente tragici in ogni angolo della terra sono un grido d’allarme cui non dobbiamo restare sordi, pena la distruzione del pianeta.
Le agghiaccianti prospettive per il futuro nostro, dei nostri figli e, soprattutto, dei nostri nipoti, provocano reazioni diverse: nei movimenti ecologisti esasperato pessimismo che può sfociare in manifestazioni violente; indifferenza nella grande maggioranza silenziosa di chi assiste a scenari apocalittici come se si trattasse di fantascienza; gelido fatalismo in chi preferisce assumere un atteggiamento cinico.
Noi in quale categoria ci riconosciamo?
Esisterà un atteggiamento equidistante tra catastrofismo ed indifferenza?
Ci viene incontro S.S. Benedetto XVI nel messaggio per la giornata mondiale per la Pace che vi invito ad approfondire personalmente e comunitariamente.
Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato.
Ecco: il Creato! Più volte, da queste pagine, vi ho invitato ad un atteggiamento di custodia del Creato con piccoli gesti nella quotidianità. Non è vero che non possiamo far niente per un problema così grave per l’umanità. Acquisire e potenziare uno stile di vita sobrio ed essenziale, che ci induca ad un uso responsabile delle risorse ed educare le nuove generazioni ad una “ecologia umana” è il substrato imprescindibile su cui, evidentemente, i Governi devono costruire norme forti e senza deroghe, con scelte a medio e lungo termine.
Abbiamo seguito sui mass media il vertice di Copenaghen sul clima. Forse.
Non so se qualcuno di noi era fra i manifestanti dinanzi ai luoghi dove si discuteva sulle sorti del pianeta. In nome dei più deboli, in nome degli ultimi (che sono sempre i primi a pagare l’incosciente, scellerata ingordigia di una minoranza) sarebbe anche cosa buona far sentire la propria voce dove si decidono le sorti dell’Umanità, per una tutela del Creato attraverso un sistema di gestione delle risorse della terra meglio coordinato a livello internazionale e per una «solidarietà globale».
La ricerca di un’autentica solidarietà a dimensione mondiale, ispirata dai valori della giustizia e del bene comune sono il presupposto per una inversione di tendenza.
“Cieli e terra nuovi il Signor darà, in cui la giustizia sempre abiterà”. Cantiamo spesso questo ritornello nelle nostre Celebrazioni eucaristiche e la grande fiducia nella Provvidenza riesce, forse, a farci stare sereni. Purché non sia un alibi al nostro disimpegno.

A presto.
Vostra Carolina.
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