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Lettera Presidente - Gennaio 2011 |
Ciò che è passato è passato
Carissimi,
un nuovo anno ci è stato donato: e che sia veramente “buono” così come ci siamo augurati il primo gennaio.
Penso che allo scoccare della mezzanotte di ogni fine-anno, pur nel turbinio della festa, i nostri pensieri vaghino su ciò che abbiamo vissuto nei mesi precedenti: gioie e dolori, successi ed ingiustizie subite, sofferenze ancora in atto e precarietà di certe situazioni, progetti per il futuro.
E, più in generale, avvertiamo nell’animo (e forse anche sulle nostre spalle piegate dal peso dell’esistenza) lo scorrere del tempo, l’avvicendarsi dei giorni, dei mesi, degli anni…
Ma ciò che è passato è passato.
L’attimo presente è il solo su cui e in cui possiamo agire. Questo atteggiamento, però, non si improvvisa. E’ frutto di un grande esercizio dell’animo e della volontà ancorata, come sempre, alla Parola di Dio, per non amplificare
- la sofferenza provocata dagli altri esseri umani affinché non si trasformi in risentimento
- la gioia che ha colmato periodi della nostra vita affinché non si trasformi in delusione nel presente;
- il riconoscimento da parte delle creature e la gratificazione affinché non si trasformi in sensazione di fallimento quando viene meno.
Vivere l’attimo presente, comunque, soprattutto per chi ha delle responsabilità, non può essere privo di uno sguardo al futuro e di lungimiranza. Poiché non si tratta di superficialità ed irresponsabilità.
Ancora una volta occorre saper operare un sano discernimento per vivere in leggerezza il presente senza però trascurare di soppesare pro e contro di ogni situazione, ricadute nell’immediato e nel futuro delle proprie azioni, delle proprie parole e dei propri silenzi.
E già! E’proprio un’arte.
Il nuovo anno ci invita a questa crescita e ad imparare o potenziare questa arte.
Arte di vivere, non di sopravvivere adeguandosi all’andazzo generale fatto, spesso, di compromesso, di accettazione poco convinta, di noncuranza di ciò che ci accade accanto.
Nella vita personale ed in quella comunitaria.
Con l’affetto di sempre… e ancora di più…
Vostra Carolina |
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