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Lettera Presidente - Luglio / Agosto 2009
Carissime e carissimi,

sono alle prese con la Relazione istituzionale che alla fine di ogni mandato la Presidente deve sottoporre all’approvazione dell’Assemblea.
Ben volentieri faccio una pausa in questo lavoro per scrivere la mia consueta lettera a voi, ora che ci avviamo alla conclusione di questo sessennio in cui sono stata chiamata al servizio dell’Associazione nel ruolo di Presidente.
Poiché la maggior parte dei lettori di Unione non saranno presenti all’Assemblea che si svolgerà al Salesianum di Roma dal 30 luglio al 2 agosto, approfitto di queste pagine per un ringraziamento molto sentito, a tutti e a ciascuno. Ho sentito il vostro affetto, la stima, la fiducia. Io, dal canto mio, ho cercato sempre di farvi sentire la mia vicinanza anche attraverso queste pagine. Forse ci sono riuscita poiché spesso mi sono sentita dire: “Grazie per quello che hai scritto in questo numero. Sembrava che tu sapessi quali erano i miei bisogni interiori in questo momento”.
Di questo però dobbiamo ringraziare il buon Dio poiché, ogniqualvolta mi accingevo a scrivervi, mi domandavo: “Cosa devo dire a questa mia bella gente!?” C’era, evidentemente, Chi mi suggeriva le parole giuste al momento giusto.
Ecco: a voi, oggi, alla fine del mio mandato, raccomando appunto questo: sappiatevi abbandonare fra le braccia del buon Dio come un bimbo si addormenta quieto fra le braccia della mamma. Non c’è grandezza, potenza, forza e scienza umane che servano, se Dio non è con noi. La nostra fragilità, sostenuta e sospinta dal Padre, può ottenere, invece, molto anche dal punto di vista umano.
E’ questa una “marcia in più” per chi ha incontrato Cristo, che dovrebbe far pensare chi ancora ne è alla ricerca. Se chi ci vive accanto o “passa” attraverso la nostra esistenza anche solo fugacemente non si pone dei dubbi in questo senso…significa che non siamo stati abbastanza abbandonati in Dio e che diamo agli altri solo noi stessi e la nostra fragilità, magari nella presuntuosa pretesa di trasmettere delle verità.
E’ un guaio molto serio che noi credenti ci accostiamo agli altri pretendendo che seguano ciò in cui noi crediamo ma non siamo capaci di aiutarli, comprenderli e sostenerli nelle loro difficoltà anche pagando di persona. Se gli altri ci scomodano dalle nostre certezze, se ci “chiedono” di uscire dai nostri schemi mentali e noi ci sconvolgiamo o (peggio) ci scandalizziamo… forse abbiamo ancora tanto cammino da fare nella nostra vita interiore. Poiché Cristo, per le strade della Galilea, si è fatto “interpellare” dai problemi gravi dell’essere umano, si è fatto “scomodare” dalla gente, ha cambiato anche i suoi “programmi” anticipando l’epoca dei miracoli. Ricordate le nozze di Cana? Che un Dio si dovesse occupare di non far fare brutta figura a due giovani sposi?! Eppure l’ha fatto!
Poiché il primo Comandamento è l’amore.
Con l’affetto di sempre (e anche un po’ di più), vi abbraccio in questa mia ultima lettera di …Presidente.

Sempre vostra Carolina.
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