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Lettera Presidente - Marzo 2006


Carissime e carissimi,

questo della lettera della presidente è, per me, un momento privilegiato di incontro con voi che, probabilmente, alla fine del mandato mi mancherà.
Mi sento in continuo contatto con tutti gli Associati poiché non è solo nei minuti dedicati alla stesura di questi messaggi che penso di trasmettervi qualcosa. Ciò che scrivo riflette sempre la mia vita: i miei desideri, i bisogni, le paure, i sogni… le certezze. E ciò che scrivo a voi lo indirizzo, per prima, a me stessa. Queste lettere costituiscono, quindi, un momento di riflessione e di crescita soprattutto per me. Spero che altrettanto sia per voi.
So che si è creato un filo diretto tra Carolina e i lettori di Unione anche se con moltissimi ancora non mi sono incontrata. E questo mi conferma la validità e la forza della comunicazione al di là del contatto fisico. C’è un livello del nostro essere che ci fa mettere in contatto con gli altri- o, meglio, con l’altro- solo che noi lo vogliamo. Ciò presuppone, infatti, una capacità di empatia non indifferente che prende le mosse innanzitutto dal rispetto profondo, dalla consapevolezza che ogni essere umano è un tesoro inestimabile al di là dei limiti che spesso lo caratterizzano.
Empatia, capacità di ascolto, attenzione per l’altro…doti tutte che ci rimandano alla nostra Spiritualità mornesina e che non necessariamente nascono con noi. Ad essere più disponibili, più attenti, più accoglienti e più tolleranti… possiamo esercitarci. E la nostra Associazione dovrebbe aiutarci in ciò. Se - come è nel sogno nel cassetto della Presidente- le nostre Unioni devono diventare piccole Comunità sull’esempio delle prime Comunità dei Cristiani, è proprio lì che dobbiamo attingere per crescere in questo senso. E possiamo diventare formatori l’uno dell’altro poiché un altro aspetto che rende la comunicazione efficace è la verità. Non nel senso che non bisogna dire bugie. E’ la verità di noi stessi che dobbiamo mettere a disposizione degli altri: non quello che pensiamo sia conveniente essere in questo o in quel contesto ma quello che realmente siamo. Senza sottovalutare la forza delle emozioni che riescono a farci vivere a colori.
Nell’approssimarsi della S. Pasqua sentitemi vicina in questo cammino di Resurrezione che ci rende creature nuove ogni giorno.
Con affetto
vostra Carolina
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