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Lettera Presidente - Marzo 2008
Una cosa seria
Mentre scrivo questa lettera sto per partire alla volta di Torino dove celebreremo l’apertura dell’Anno centenario di Fondazione dell’Associazione.
Un momento forte per tutti noi: per chi ha organizzato ogni cosa con grande fatica ed entusiasmo ancor più grande; per chi si è impegnato in un cammino interiore di preparazione al grande evento; per chi ha affrontato un lungo viaggio per avere la gioia di “esserci”.
Un centenario è una cosa seria: non capita tutti i…giorni! Organizzarlo è un’impresa molto complessa e richiede l’investimento di grandi risorse, di ogni genere.
La grande sfida è fare in modo che non si limiti ad essere semplicemente un momento celebrativo. Il ricordo, la memoria, la celebrazione sono trampolino di lancio per promuovere l’impegno.
Poiché la cosa più seria siamo noi. Noi e la nostra vita.
A ben guardare, di cose serie, in giro, ce ne sono poche. La scena politica in Italia, in questo periodo, per esempio. Coalizioni smontate , smembrate e poi ricompattate. Si cambia tutto affinché niente cambi ( per utilizzare una frase di un famoso romanzo di un altrettanto famoso scrittore italiano). E’ la sensazione odierna qui in Italia ( e non solo). Il modello ideale di uomo politico è, secondo me, Cincinnato: uomo di Roma antica
chiamato dai suoi concittadini ad occuparsi del governo della Città e che, finita l’emergenza ed avendo dato un positivo contributo alla vita politica del suo tempo, torna a guidare l’aratro nei campi. Vado cercando persone così, oggi. E non le trovo; e non perché oggi la gente non guidi più l’aratro!!!
La questione non riguarda solo la politica. A volte, pur negli impegni supportati da ideali alti, il nostro servizio pur essenzialmente disinteressato, rischia di essere una gratificazione per noi ( cosa umanamente comprensibile ed efficace per la propria autostima) al punto tale che il vero “servizio” lo facciamo prima di tutto a noi stessi.
Chi è veramente libero in spirito? E come costruire questa libertà? No. Non è facile, avvolti come siamo in una società caratterizzata dal profitto sfrenato, dallo sfruttamento dei deboli e degli indifesi, dal compromesso a tutti i livelli, dalla prevaricazione dei furbi. Se non ti adegui sei un disadattato. Sei, in partenza, un perdente. Questa è la mentalità corrente. E poi abbiamo il coraggio di affermare che i giovani non hanno ideali e sono disorientati! Come ti puoi orientare in questo deserto educativo dirompente!? Poiché l’educatore deve, prima che maestro, essere testimone.
E se sei libero in spirito, essendo testimone, diventi anche maestro. Diventi punto di riferimento nel disorientamento totale. Poiché la tua “bussola” è un po’ più in alto, è disponibile per tutti, non è una proprietà privata, non può essere strumentalizzata. E’ Cristo che appartiene all’umanità intera poiché per tutti gli uomini è venuto giù, anche se molti non lo riconoscono ancora. E forse non lo riconoscono perché noi, che l’abbiamo riconosciuto, non lo abbiamo testimoniato adeguatamente. Forse.
Il grande evento celebrativo che ci accingiamo a vivere costituisca, grazie ai pellegrinaggi ai luoghi salesiano-mornesini, un tuffo nelle nostre origini che ci parlano ancora di purezza di intenzioni, di servizio reale, di promozione umana creata e promossa ma non sbandierata, di intima unione con Dio, di serenità e semplicità. Una boccata di ossigeno per il nostro spirito. La presenza del Rettor Maggiore, Successore di Don Bosco, e di Madre Antonia, delle Delegate e delle Presidenti emerite, di migliaia di Exallieve/i e di Delegate di tutto il mondo ci darà una carica particolare perché ci farà avvertire la grandezza dell’Associazione cui apparteniamo e il grande tesoro di cui siamo depositari. Sicuramente torneremo a casa rivitalizzati, ringiovaniti, pronti a riprendere il cammino della quotidianità con una forza nuova, con rinnovata speranza e con la “grinta” giusta per affrontare la realtà da veri testimoni del Vangelo delle Beatitudini.
Porteremo con noi tutte le persone che , pur desiderandolo, per motivi diversi, non saranno fisicamente lì.
Al prossimo incontro.
Vostra Carolina
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