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Lettera Presidente - Marzo 2009 |
Era straniero il buon samaritano
Carissime e carissimi,
ritorno spesso, in questi giorni, ad una delle riflessioni della tematica del Centenario Le mani nel mondo le radici nel cuore. Un cuore (e dovrebbe essere il nostro) che sa portare sana allegria in un mondo cupo, triste e senza speranza, incutendo coraggio anche in mezzo a scenari apocalittici.
Non c’è volta che tu accenda la televisione o apra un giornale e non ti si sciorinino dinanzi scene di violenza efferata e brutalità indicibile, tanto che anche la belva più feroce sembra un agnellino di fronte a certi comportamenti dell’essere umano.
Come non lasciarsi abbattere da tanto desolante abbrutimento?
Attenzione! C’è chi può utilizzare questo atteggiamento di desolazione che sfocia, quasi naturalmente, nel senso di insicurezza che ci sta coinvolgendo tutti e a tutti i livelli.
Il meccanismo della paura, in particolare nei confronti dello straniero e del diverso, che si è innescato nella nostra società, affonda le sue radici soprattutto nel nostro inconscio ed è, quindi, razionalmente ingestibile. Purtroppo, però, è estremamente contagioso, alimenta e fa crescere in noi istinti di odio e di violenza. E’ un boomerang molto pericoloso.
Ma come incutere coraggio e non perdere la nostra sana allegria?
Proviamo, ancora una volta, a rivolgerci alla Parola. Secondo la Sacra Scrittura il popolo d'Israele è vissuto come straniero in mezzo ad altre genti ma Dio comanda ai figli d'Israele di amare lo straniero che vive presso di loro. «Non molesterai lo straniero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto» (Esodo: 22,20) E nel Vangelo: Gesù chiede l'acqua per dissetarsi ad una donna considerata straniera e con la Parabola del buon samaritano affida all’umanità - come esempio di amore per il prossimo - il prendersi cura del ferito abbandonato sulla strada proprio da parte di uno straniero.
Scoprire il valore etico – sociale dell'accoglienza, quel valore tanto antico da affondare le sue radici nelle Sacre Scritture, può servire ad arginare il dilagante senso di impotenza che ci coinvolge e rischia di schiacciare le nostre coscienze oltre che la convivenza civile.
La mancanza di sicurezza per le strade e nei luoghi pubblici va affrontata con serietà e fermezza dalle Istituzioni. Ai singoli spetta la massima prudenza ed attenzione evitando, però, di farsi avvinghiare in un sottile quanto mai velenoso turbine di odio. Poiché violenza chiama violenza, inesorabilmente. Così come amore chiama amore.
Ci aiuti il Cristo Risorto, in questa Pasqua che ci accingiamo a celebrare, ad essere segno di serenità per chi ci vive accanto.
Con affetto.
Vostra Carolina. |
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