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Lettera Presidente - Ottobre / Novembre 2008 |
Carissime e carissimi,
passano i mesi e ci avviamo verso la Chiusura dell’Anno Centenario di Fondazione dell’Associazione. E’ stato un anno intenso di attività, di iniziative a livello locale e di Federazione in cui tutte/i avete voluto esprimere, se pur con modalità diverse, la gioia per questo traguardo raggiunto: cento anni per un’Associazione che si affaccia sul suo secondo secolo di vita carica di entusiasmo e rafforzata dalla consapevolezza di un’identità ben definita.
L’incontro del Consiglio confederale con la Madre e le Capitolari ha sottolineato ciò e ci ha dato, grazie al riscontro positivo constatato nelle Superiore, un ulteriore impulso ad andare avanti sulle strade intraprese.
Affondare le mani nel mondo così com’è: con tutte le sue povertà, le miserie (e non solo materiali), le contraddizioni, le ingiustizie, la sopraffazione… per dare il nostro seppur piccolissimo contributo alla realizzazione di un mondo più vivibile e più dignitoso per tutti.
Senza paura di sporcarsi e contaminarsi. L’umanità ci appartiene e, in ogni caso, nessuno di noi è immune da responsabilità se le cose… vanno male.
Poiché forse anche a noi è toccato di lasciarsi andare scegliendo le situazioni più comode, accettando piccoli compromessi, tacendo quando era il caso di parlare e denunciare ciò che, adesso, si ritorce anche contro di noi.
Ci siamo voltati, forse, da un’altra parte per vivere tranquilli. Un'apparente tranquillità che può tradursi in catastrofe economica, sociale, morale…
E questi tempi ci interpellano prepotentemente. Dove eravamo quando il consumismo sfrenato, fornendoci un’apparente certezza di benessere, affamava intere popolazioni? E dove siamo ora che, in un paese di questo mondo, un ragazzo può morire massacrato per avere sottratto in un negozio una scatola di biscotti? Che il ragazzo avesse il colore della pelle diverso da quello del paese di accoglienza è un particolare senza importanza?! “In alto i cuori…” recitiamo durante la S. Messa. E mentre innalziamo i nostri cuori a Dio… il resto della nostra persona che fa?
In alto anche la testa, il corpo, tutto il nostro essere e, naturalmente il nostro cuore non solo perché sia rivolto al Signore. Temo che un giorno o l’altro Egli possa dirci, ancora una volta, “Come fai a dire che ami il Padre che non vedi se non ami il fratello che vedi?”
Il lavoro, dunque, non ci manca: singolarmente e -ancor meglio- come Comunità cerchiamo di capire cosa possiamo fare.
Le Unioni si guardino intorno.
E’ il razzismo il problema più pressante del proprio territorio?
Come ci poniamo noi in quanto credenti e salesiano-mornesini di fronte a questa piaga?
La povertà sempre più diffusa, la mancanza di lavoro a partire dalle nostre famiglie. Che fare oltre che rammaricarci ed evitando di scoraggiarci poiché chi pensa ai “gigli del campo” non potrà dimenticarsi di noi?
L’ingiustizia e la prevaricazione nei confronti dei più deboli. Noi da che parte stiamo?
Don Bosco e Madre Mazzarello da che parte stavano?
Con l’affetto di sempre.
Vostra Carolina. |
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