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Italia - “AMARE LA VITA” CON DON RENZO PEGORARO E LUCIA NICOLAO
(Treviso, 18 marzo 2007)
Eutanasia, accanimento terapeutico, testamento biologico: sono stati questi attualissimi temi ad impegnare Ex-Allieve/i del Triveneto Est per un’intera mattinata formativa il giorno 18 marzo 2007 presso la Parrocchia Maria Ausiliatrice di Treviso.
Il Dottor Don Renzo Pegoraro, segretario Generale e Direttore della “Fondazione Lanza” di Padova, ha condotto un’interessante conferenza-dibattito sui problemi legati alla fine della vita terrena in una società in cui la morte è molto medicalizzata e la persona giunta alla fase conclusiva del suo cammino deve affrontare nei nostri ospedali anche il problema della solitudine.
Ad affiancare Don Pegoraro e a dare risposte altrettanto importanti agli svariati interrogativi sorti dall’assemblea è stata Lucia Nicolao, operatrice dell’ADVAR, Associazione di volontariato di Treviso, da cui è nato l’Hospice “Casa dei Gelsi”, per umanizzare l’assistenza al malato terminale.
Entrambi gli ospiti hanno insistito sul diritto del malato ad essere accompagnato con Amore negli ultimi periodi di vita, per aiutarlo ad affrontare il momento più critico dell’esistenza, e a prepararsi spiritualmente al distacco dalle certezze – per quanto permeate da dolore e sofferenze – e al passaggio verso la sconosciuta eternità.
Do Renzo ci ha sollecitati su molti punti:
la vicinanza alla persona sofferente;
la paura del dolore;
l’accettazione di quello che non si può togliere;
il livello di libertà e di responsabilità di fronte a tutto questo;
il controllo della morte nella nostra società;
l’accanimento terapeutico come negazione della fine: a questo proposito è bene ricordare il pensiero di Giovanni Paolo II nell’Evangelium Vitae, che sostiene sproporzionate alla loro validità certe cure estreme, a cui lui stesso non volle sottoporsi negli ultimi giorni di vita.
Il problema – afferma Don Pegoraro – non è quello di far vivere il malato terminale una settimana in più, ma quello di accompagnarlo verso la fine in maniera dignitosa.
“Qual è la buona morte allora?” ci si chiede.
La risposta che ci hanno fornito i nostri conferenzieri è racchiusa nella riscoperta della vicinanza attiva al malato, nella sospensione dell’accanimento terapeutico, preferendo cure “placebo” che non interferiscono sullo stato di salute né creano ansie aggiuntive alla persona sofferente, nella parola di chi sta vicino al paziente e nel modo di porsi di fronte a questo anche da parte degli operatori sanitari.
L’Hospice “Casa dei Gelsi” – come molti altri nel Triveneto – è sorto proprio come struttura di accoglienza, umanamente preparata ad accompagnare malati terminali verso l’inevitabile passaggio ed alleviare loro inutili sofferenze.
L’incontro ha visto una profonda partecipazione da parte del pubblico intervenuto, con domande e racconti di esperienze vissute, e una forte presa di posizione contraria sia all’eutanasia che all’accanimento terapeutico, in perfetta armonia con i dettami della Chiesa Cattolica.
Maurizia Panzini
Segretaria di Federazione Conegliano |
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