Essere riconoscenti
Dice una leggenda araba che due amici viaggiavano nel deserto ad un certo punto del viaggio, mentre stavano discutendo, uno diede uno schiaffo all'altro. Questo, offeso, senza dire nulla, scrisse sulla sabbia: “Oggi, il mio migliore amico mi ha dato uno schiaffo sul viso”. Proseguirono ed arrivarono ad un'oasi dove decisero di lavarsi. Quello che era stato schiaffeggiato, stava rischiando di annegare. Lo salvò il suo amico. Quando si fu ripreso dallo spavento, prese uno stiletto e scrisse su di una pietra: “Oggi, il mio migliore amico mi ha salvato la vita”. Stupito, l'amico domandò: “perché dopo che ti diedi uno schiaffo scrivesti sulla sabbia ed ora invece scrivi su di una pietra?” Sorridendo, l'altro amico rispose: “Quando un amico ci offende, dobbiamo scrivere sulla sabbia, perchè il vento della dimenticanza ed il perdono si incaricheranno di cancellar tutto quanto si è scritto. Ma quando un amico ci aiuta, dobbiamo registrarlo sulla pietra della memoria del cuore, dove nessun vento potrà cancellarlo”.
Questo è un vero esempio di riconoscenza. La gratitudine apre i cuori, costruisce ponti di comunicazione e di amore tra le persone e verso Dio, favorisce la serena convivenza. Per essere riconoscenti bisogna essere umili. Il superbo crede che tutto gli è dovuto e per questo motivo non ringrazia per un favore, né Dio, né gli altri. Ringraziare invece costa poco ed è assai gradito a tutti.
Main sceglie la riconoscenza come stile di vita. Ha riconosciuto nel valore della gratitudine un valore importante per la costruzione di una personalità felice e di una comunità educativa. Per questo nelle nostre case salesiane abbiamo la tradizione di celebrare la festa del grazie o della riconoscenza.
In Main questo valore è un atteggiamento del cuore. Scrive ad esempio al dottore: “La gratitudine che io e questa comunità sentiamo per la S.V. che gentile e premurosa si arrende ad ogni nostro invito con generoso disinteresse” Alle suore così scrive: (L.1), “Vi ringrazio poi tanto di cuore...io pregherò Gesú che ricambi con benedizioni” (L.55), “Ringrazio il Signore” (L.54), “Vi ringrazio per le notizie che mi date” (L.52),“Vi ringrazio proprio di cuore” (L.39). A don Lemoyne così si rivolge: “La ringrazio tanto delle lettere... che ebbe la bontà di mandarmi” (L.21)
In Main la gratitudine, esprime la nobiltà del cuore. È riflesso di una pace interiore, libera dalla superbia e da una serie di sentimenti e di atteggiamenti opposti alla fede e all'amore. “Vorrei dimostrarle la mia riconoscenza...ma non so dire nulla che possa spiegar bene ciò che in me sento” (L.8). La riconoscenza nasce da un cuore umile che sa che niente merita e riconosce che tutto è grazia: “Sì, ringrazio il Signore che vi conserva la sanità” (L. 47)
Nella nostra società l'alzheimer di molte persone fa dimenticare di dire “grazie” a Dio. Si pensa che tutto quello che si è ricevuto è stato conquistato per capacità personale, senza intervento di una mano onnipotente. Qualcuno, con una certa ragione, è arrivato a dire che l'uomo ha perso la gratitudine perché, tempo fa, ha perso la dimensione di Colui che è la festa autentica e più profonda della vita: Dio.
Main ha fatto la scelta di essere riconoscente anche nelle situazioni più difficili della sua vita. Quando fu invitata ad aiutare gli zii ammalati di tifo, anche se non voleva perchè aveva timore del contagio, andó ugualmente e, infatti, rimase contagiata. Le conseguenze di questa malattia furono gravi: rimase debole e non poteva più dedicarsi ai lavori dei campi. Ma poi ringraziò il Signore perché, grazie a quella disgrazia, aveva scoperto il progetto di Dio su di lei. Non potendo più seminare nel campo, perché le forze erano venute meno, aveva scoperto che si sarebbe realizzata nel seminare la Parola di Dio nel cuore delle ragazze.
Perché è tanto difficile dire, “grazie”? Molte sono le cause: “Mi sono dimenticato”, può essere una ragione, ma non indica certo gratitudine”. “L’ho fatto con le mie proprie forze, perché devo ringraziare”? “Devo io ringraziare di che cosa? Niente mi sta riuscendo bene. In questi momenti non ho niente di cui essere grato”! Espressioni che indicano l’incapacitá ad essere riconoscenti.
Quando il giorno è chiaro, senza nuvole né temporali ed arrivo al mio lavoro rilassato, mi sento sereno. Quando il giorno è piovoso e l’auto rimane bloccata per strada, sotto la pioggia e mi accorgo che ho lasciato il cellulare a casa, è lì dove scelgo di essere riconoscente anche in questi situazioni difficili.
Tuttavia, è anche vero che l'uomo e la donna non saranno mai portati a vivere uno stile di gratitudine se non arrivano a conoscere e capire, attraverso la Parola di Dio, tutto quello che Dio ha fatto per loro. È la Parola di Dio che ci insegna come maturare un vero atteggiamento di gratitudine, per arrivare poi a fare una vera esperienza di gratitudine. Quando cominciamo a conoscere quello che di Dio vuole attraverso la sua Parola, uno degli aspetti che vediamo sottolineati nella Bibbia è, precisamente, che Dio ci chiede che noi siamo riconoscenti in tutto!
Main era una donna ricca di doni. Nell’Eucaristia, il “dono per eccellenza”, trovava la sua fonte per donarsi senza chiedere niente in cambio. Era una donna eucaristica, sapeva, cioè, riconoscere i doni di Dio nella sua vita. La partecipazione frequente all’Eucaristia la rendeva sempre più sensibile e fedele al ringraziamento e quindi al riconoscimento stupito e commosso di quanto Dio continuamente compiva per Lei.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che “l'Eucaristia, sacramento della nostra salvezza realizzata da Cristo sulla croce, è anche un sacrificio di lode in rendimento di grazie per l'opera della creazione. Nel sacrificio eucaristico, tutta la creazione amata da Dio, è presentata al Padre attraverso la morte e la Risurrezione di Cristo. Per mezzo di Cristo, la Chiesa può offrire il sacrificio di lode in rendimento di grazie per tutto ciò che Dio ha fatto di buono, di bello e di giusto nella creazione e nell'umanità”.
Allora possiamo capire perché nelle case salesiane la festa più bella della gratitudine a Dio è l'Eucaristia, perché è l'azione di grazie per eccellenza. L’atteggiamento del ringraziamento è dunque talmente importante nella celebrazione della S. Messa da dare il suo stesso nome al sacramento: Eucaristia! Qui impariamo a riconoscere che tutto quello che riceviamo viene da Dio.
Le ultime parole che pronunciamo nella Messa, “rendiamo grazie a Dio”, cioè “grazie per tutto quello che Dio ha fatto per noi.”
Come puoi crescere nella capacità di gratitudine? Conta le benedizioni ricevute, rendi grazie a Dio ogni giorno per tutto quello che hai: la vita, la salute, gli amici, i figli, le sfide che ti fanno più forte, le sofferenze che ti fanno compassionevole, la croce che ti rende simile a Cristo. Il momento per cominciare e sviluppare uno stile di vita di gratitudine è adesso, mentre abbiamo il dono della vita.
La gratitudine è segno di maturità. L'ingratitudine indica immaturità. Una persona che non è riconoscente non è cresciuta. La cura contro l'infelicità è l'essere riconoscente. Main fu una donna felice e contagiava con la sua gioia.
La gratitudine non è un sentimento spontaneo o un'emozione istintiva. Per sviluppare un atteggiamento di gratitudine e arrivare ad essere una persona riconoscente, non ci si può appoggiare a una qualità innata. La gratitudine è un atteggiamento che va coltivato ed educato con intenzionalità. L'arte della gratitudine è una buona abitudine che richiede molto esercizio, allora dà frutti abbondanti.
È sempre l'egoismo che ci porta a pensare che gli altri devono essere al nostro servizio, che noi siamo il centro, e che tutto deve girare intorno a noi. Questo è il grande errore, da cui nascono tutti gli altri.
Quest’anno la festa del grazie per tutto il nostro Istituto, sarà in Arecife (Brasile), con il tema “Prendi la tua anfora condivi la tua acqua”. Madre Antonia, nella circolare 865, approfondendo questo tema ci pone delle domande: “A quale pozzo attingiamo la nostra acqua? Chi ci chiede da bere? Con chi condividiamo? Si tratta di verificare la qualità della nostra acqua alla luce della parola di Dio”.
Come Main lasciamo trasparire nella nostra vita gli atteggiamenti che derivano dall'Eucaristia: la gratitudine, la donazione di sé, la carità ed il desiderio di contemplazione e di adorazione a Cristo. Daremo l’acqua che dà vita.
Chi cammina ogni giorno ringraziando si pone nella linea di Gesù e di Main e troverà il pozzo della felicità e della serenità.
|