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La storia del mondo ci dimostra che le opere grandi sono nate come un sogno impossibile. Un sogno impossibile nella mente di qualcuno che per primo ha creduto nel suo sogno e che, dopo, lo ha fatto diventare realtà. Noi exallieve/vi e membri della famiglia salesiana siamo figli di grandi sognatori dove l’impossibile si è fatto possibile.
Mornese, per tanti, è un paese sconosciuto, neanche lo trovi sulla carta geografica. Proprio da qui, da Mornese, è uscita una donna, Maria D. Mazzarello, che ha lasciato un segno vivo nel tempo e nello spazio perché dentro la sua storia, dentro la sua vita condivisa con la sua gente, ha accolto il progetto di Dio come dono per tutti realizzando il suo sogno: aiutare le giovani più povere.
La Provvidenza ha guidato i suoi passi perchè questo “impossibile” diventasse possibile, quando sul treno Acqui-Alessandria aveva fatto incontrare don Bosco con don Domenico Pestarino. Egli, a Mornese, stava guidando l'associazione femminile delle figlie dell’Immacolata a cui apparteneva Maria D. Mazzarello con la sua amica Petronila. Esse avevano organizzato un laboratorio di sartoria per le ragazze perché potessero imparare un lavoro e, soprattutto, imparare ad amare Dio.
Don Pestarino aveva visitato l'Oratorio di Torino e, conquistato dallo spirito di don Bosco, chiede di diventare salesiano. Don Bosco accetta, ma gli propone di continuare la sua missione a Mornese per seguire il suo apostolato. Don Bosco ha avvertito che qualcosa di grande si stava preparando nel piccolo paese, attraverso l'opera delle Figlie dell'Immacolata.
Anche don Bosco, spinto dallo zelo, aiutava i ragazzi e M. Mazzarello aiutava le ragazze: diversi i contesti, ma uguale è il sogno. Non sa don Bosco che un giorno Maria, passando per la collina di Borgo Alto, Mornese, si è vista davanti all'improvviso un edificio enorme mai esistito, come un grande collegio. Nel collegio ha visto le giovani. Lei non capiva cosa stava accadendo: era vero o no quello che aveva davanti ai suoi occhi? Era forse una visione? Ma una voce aveva detto: “A te le affido!” Maria tenterà di dimenticare tutto, ma tutto da allora si ripresenterà al suo pensiero con insistenza.
Nel 1864 don Bosco visita Mornese con i suoi ragazzi per prima volta. Trova un tempo per incontrare il gruppo delle Figlie dell'Immacolata che continua poi a seguire anche da lontano, proponendo loro un piccolo regolamento di vita.
Nel 1872 don Bosco si accorderà con don Pestarino per dare il primo avvio al nuovo gruppo, esortando le Figlie dell'Immacolata a scegliere, secondo il regolamento, la Superiora, le Consigliere e le Assistenti.
Finalmente il 5 agosto 1872, é nato nella Chiesa il nuovo Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, un Istituto religioso che è tutto della Madonna, come afferma don Bosco. Il sogno impossibile si è compiuto. Tutto è iniziato con 11 giovani che hanno scelto di essere tutte di Dio facendo il voto di castità, pobertà e obbedienza.
La carica di amore, di umiltà, di semplicità, di gioia e di donazione di suor Maria D. Mazzarello contagia le giovani sorelle e le trascina in una gara di generosità: tutto permeato da una gioia interiore che si fa clima comunitario e l’ambiente apostolico efficace.
Senza saperlo, si vive un vero eroismo nella sola ricerca di Dio, sostenute dal calore di vita familiare che l'umile Main ha creato intorno a sé. La casa di Mornese si può chiamare, con ragione, come propongono le sue abitanti, “la casa dell'amor di Dio”. Si crea così quello stile caratteristico di vita, dove la preghiera, il lavoro, i rapporti comunitari costituiscono la spiritualità salesiana mornesina.
L'Istituto continua a crescere con l’aumento di giovani che desiderano divenire parte di questa avventura salesiana. Si va sviluppando rapidamente, per numero di suore e di fondazioni, in Italia, in Francia e in terre di missione. Ed è così che l’impossibile si é fatto possibile. Possibile che una contadina apra la strada verso un apostolato con dimensioni mondiali e che oggi è vivo e presente in tutto il mondo. Questo é stato possibile grazie alla fiducia e alla risposta generosa di Madre Mazzarello al progetto di Dio e all’amore che aveva all’Eucaristia: Gesù vivo è presente nella sua vita.
Madre Mazzarello continua ad accompagnare le figlie sparse nel mondo, sostenendole nella fedeltà allo spirito di Mornese e nell’impegno di costruire comunità dove le giovani si sentano accolte e dove la vita di ogni giorno sia segnata dall’Eucaristia.
La centralità dell’Eucaristia in Madre Mazzarello si costruisce a partire da una convinzione, un fine altruistico per una causa: seminare nel cuore delle giovani i valori del Regno di Dio. Per realizzare questo sogno Main ha vissuto il mistero pasquale ogni giorno.
Ciò che è impossibile all'uomo, è possibile a Dio; ciò che è impensabile per la ragione umana, non lo è per la Sapienza divina. Nell’Eucaristia, l'amore di Dio rende possibile a ciascuno di noi di toccare realmente il Cristo che muore e risorge e così essere trasformati come Lui, in Lui e per mezzo di Lui.
È attraverso dell’Eucaristia che ci è dato di toccare fisicamente la persona del Signore che si dona nel sacrificio. Allora, è l'Eucarestia che rende possibile nel mondo l'impossibile: l'amore gratuito senza limiti.
"Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo" (Gv 6,51). E nell'ultima cena le parole di Gesù confermano il dono che Egli sta per fare: "Preso un pane rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi " (Lc 22,19-20). Nell'Eucaristia, allora, è presente Gesù nel gesto del dono di sé ed è con questo atteggiamento che Gesù si fa presente nell'Eucaristia, diventando pane che ci fortifica e ci trasforma.
In Madre Mazzarello era chiarissimo il rapporto tra la sua carità verso il prossimo e la sua intensa partecipazione all'Eucaristia: nell'Eucaristia Gesù la riempiva di amore e di forza.
In ogni Celebrazione Eucaristica ci è data la possibilità di avere questa forza dall'Alto, che rende possibile l'impossibile. Abbiamo così una possibilità unica nel cuore dell'Eucaristia: lasciarci consacrare come pane, che ci conforta nella debolezza, e come vino, che tonifica le tappe della vita che dona e custodisce la pace profonda del cuore. Nella partecipazione all'Eucaristia, cerchiamo di non lasciarci sfuggire i pochi minuti della consacrazione perchè è il momento più importante: Gesù viene tra noi.
Con Lui l’impossibile diventa possibile. |