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Nota introduttiva

Superata la soglia dei cinquant’anni, avendo già deciso - attraverso un percorso normalissimo e apparentemente lineare ma spregiudicatamente appassionato - cosa fare della mia vita, mi ritrovo tra le mani qualcosa di nuovo: deve essere un gioiello; è così sobrio, discreto, poco appariscente ma molto particolare. Proprio come quelli che piacciono a me. Lo guardo con curiosità, attenzione ed interesse sempre più crescenti, fino a scrutarne le sfumature più recondite.
Ne conoscevo già l’esistenza, fin da quando ero bambina, ma non ne ero stata colpita particolarmente.
Restava sempre accanto - quasi all’ombra- di un diamante più grande, più vistoso - anch’esso d’inestimabile valore - che mi aveva affascinato…

Che cosa è realmente accaduto?
Maria Domenica Mazzarello, Confondatrice insieme con don Bosco, dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ha vissuto a lungo all’ombra del “grande” Santo. Persino il titolo di Confondatrice non le veniva attribuito, quasi che si avesse timore di sminuire la grandezza di lui.
Solo la Beatificazione nel 1935 pone il sigillo indelebile ed infallibile della Chiesa su questa realtà: senza Maria Domenica Mazzarello, l’idea di don Bosco - fare per le ragazze quello che egli già faceva per i ragazzi- non si sarebbe realizzata o, comunque, si sarebbe realizzata diversamente. Ella è, dunque, Confondatrice dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

L’immagine che ci è stata trasmessa, durante gli anni della nostra educazione nelle case delle F.M.A., è quella di una suora “Santa”, la prima delle suore salesiane. La stessa iconografia, che ce ne dava una visione molto statica e rigida, non trasmetteva niente che potesse affascinare un’adolescente. E quando dicevamo - in un impeto di estrema sincerità, non privo di un certo riverente timore - di provare più simpatia per don Bosco, ci veniva risposto che era una questione “psicologica”: noi ragazze non potevamo non essere attratte maggiormente da Lui che era un uomo…
Più semplicemente, ognuna di noi può affermare che, in quegli anni, di Madre Mazzarello non è riuscita ad innamorarsi: forse proprio perché non siamo riuscite neanche a conoscerla.
Ora, alla luce di una ricerca storica più impegnata, che prende l’avvio dalla pubblicazione delle sue lettere, ci appare una donna “nuova”, saldamente ancorata nel suo tempo, ma profondamente attuale per ogni epoca se, dalla sua vicenda umana, inserita in un contesto storico culturale ben determinato, si riescono ad estrapolare dei valori universali che, in quanto tali, superano i limiti del tempo e dello spazio.

Nulla di appariscente nella sua vita, nessun pensiero pedagogico che – apparentemente – possa interessare. Una vita vissuta in pienezza, lì dove la volontà di Dio la vuole, uno stile di relazione che l’ha fatta definire «salesiana per istinto». Poiché, prima ancora di incontrare don Bosco, ella da vera salesiana si comportava..

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