“Famiglia, diventa ciò che sei!”
“Famiglia, diventa ciò che sei!”: con questo appello Giovanni Paolo II invitava le famiglie del mondo intero a ritrovare in se stesse la propria verità e a realizzarla in mezzo al mondo. Oggi, in un mondo minato dallo scetticismo, non può non risuonare ancora forte l’esortazione del Santo Padre che incoraggiava le famiglie a riscoprire questa verità su se stesse aggiungendo, “Famiglia, credi in ciò che sei!”.
“Architettura di Dio”, piano di Dio inviolabile, la famiglia è anche “architettura dell’uomo”, impegno dell’uomo nel disegno divino.
Cellula della società
La famiglia è fondamento e sostegno della società per il suo compito essenziale di servizio alla vita: in famiglia nascono i cittadini e nella famiglia essi trovano la prima scuola di quelle virtù, che sono l’anima della vita e dello sviluppo della società stessa.
In quanto comunità interpersonale di amore, la famiglia trova nel dono di sé la legge che la guida e la fa crescere. Il dono di sé ispira l’amore dei coniugi tra di loro e si pone come modello e norma da attuarsi nei rapporti tra fratelli e sorelle e tra le diverse generazioni che convivono in famiglia. La comunione e la partecipazione quotidianamente vissute nella casa, nei momenti di gioia e in quelli di difficoltà, rappresentano per i figli la più concreta ed efficace pedagogia nel più ampio orizzonte della società. Ogni bambino è un dono ai fratelli, alle sorelle, ai genitori, all’intera famiglia. La sua vita diventa dono per gli stessi donatori della vita, i quali non potranno non sentire la presenza del figlio, la sua partecipazione alla loro esistenza, il suo apporto al bene della comunità familiare e della società intera.
La stessa esperienza di comunione e di partecipazione, che deve caratterizzare la vita quotidiana in famiglia, rappresenta il suo primo e fondamentale contributo alla società. Le relazioni tra i membri della comunità familiare sono ispirate e guidate dalla legge della «gratuità» che, rispettando e favorendo in tutti e in ciascuno la dignità personale come unico titolo di valore, diventa accoglienza cordiale, incontro e dialogo, disponibilità disinteressata, servizio generoso, solidarietà profonda.
Così la promozione di un’autentica e matura comunione di persone nella famiglia diventa la prima e insostituibile scuola di socialità. Essa rappresenta un esempio ed uno stimolo per i più ampi rapporti interpersonali all’insegna del rispetto, della giustizia, del dialogo e dell’amore, luogo nativo e strumento efficace di umanizzazione e di personalizzazione della società[34].
Tutto ciò è importante oggi, in modo speciale, se si vuole contrastare efficacemente i due modelli familiari riduttivi e limitanti che sono frutto della società consumistica odierna: quello della famiglia-fortezza, centrata egoisticamente su se stessa, e quello della famiglia-albergo, priva di identità e di relazionalità. Di conseguenza, di fronte ad una società che rischia di essere sempre più spersonalizzata e massificata, e quindi disumana e disumanizzante, con gli effetti negativi di tante forme di «evasione», la famiglia possiede e sprigiona ancor oggi energie formidabili, capaci di strappare l’uomo dall’anonimato, di mantenerlo cosciente della sua dignità personale, di arricchirlo di profonda umanità e di inserirlo attivamente con la sua unicità e irripetibilità nel tessuto della società.
Quando serve la vita, quando forma i cittadini di domani, quando comunica loro i valori umani che sono fondamentali per la nazione, quando introduce i figli nella società, la famiglia gioca un ruolo essenziale: essa è patrimonio comune dell’umanità. La ragione naturale così come la Rivelazione divina contengono questa verità. Come diceva il Concilio Vaticano II, la famiglia costituisce allora “la prima e vitale cellula della società”[35].
Santuario della vita
Il primo e fondamentale compito della famiglia è il servizio alla vita, che attua lungo la storia la benedizione originaria del Creatore, e trasmette così l’immagine divina da uomo a uomo (cfr. Gn 5, 1ss). Questa responsabilità scaturisce dalla sua stessa natura – quella di essere comunità di vita e di amore, fondata sul matrimonio – e dalla sua missione di custodire, rivelare e comunicare l’amore. È in gioco l’amore stesso di Dio, del quale i genitori sono costituiti collaboratori e quasi interpreti nel trasmettere la vita e nell’educarla secondo il suo progetto di Padre. In famiglia l’amore continua nel tempo a comunicare vita: si fa gratuità, accoglienza, donazione. In famiglia ciascuno è riconosciuto, rispettato e onorato perché è persona e, se qualcuno ha più bisogno, più intensa e più vigile è la cura nei suoi confronti.
La famiglia è dunque chiamata in causa nell’intero arco di esistenza dei suoi membri, dalla nascita alla morte. Essa è veramente il santuario della vita, il luogo in cui la vita, dono di Dio, può essere adeguatamente accolta e protetta contro i molteplici attacchi cui è esposta, e può svilupparsi secondo le esigenze di un’autentica crescita umana.
Come chiesa domestica, la famiglia è chiamata ad annunciare, celebrare e servire il Vangelo della vita. Nella procreazione di una nuova vita i genitori avvertono che il figlio, se è frutto della loro reciproca donazione d’amore, è, a sua volta, un dono per ambedue, un dono che scaturisce dal “Dono”.
Annunciatrice del vangelo della vita
È soprattutto attraverso l’educazione dei figli che la famiglia assolve la sua missione di annunciare il Vangelo della vita. Con la parola e con l’esempio, nella quotidianità dei rapporti e delle scelte con gesti e segni concreti, i genitori introducono i loro figli alla libertà autentica che si realizza nel dono sincero di sé, e sviluppano in loro il rispetto dell’altro, il senso della giustizia, l’accoglienza cordiale, il dialogo, il servizio generoso, la solidarietà e ogni altro valore che aiuti a capire la vita come vocazione e come missione d’amore.
Così, pur in mezzo alle difficoltà dell’azione educativa, i genitori devono con fiducia e con coraggio formare i figli ai valori essenziali della vita umana. E i figli devono crescere in una giusta libertà di fronte ai beni materiali, adottando uno stile di vita semplice ed austero, ben convinti che l’uomo vale più per quello che è che per quello che ha.
L’intervento educativo dei genitori cristiani si fa dunque servizio alla fede dei figli e aiuto perché adempiano la vocazione ricevuta da Dio. Rientra nella missione educativa dei genitori insegnare e testimoniare ai figli il vero senso del soffrire e del morire: lo potranno fare se sapranno essere attenti ad ogni sofferenza che trovano intorno a sé e, prima ancora, se sapranno sviluppare atteggiamenti di vicinanza, di assistenza e condivisione verso piccoli, malati e anziani nell’ambito familiare.
Siamo tutti consapevoli che bambini, ragazzi e giovani hanno bisogno di un'educazione umana ed affettiva, che stimoli la loro personalità, la loro responsabilità, il loro senso della fedeltà e dell’iniziativa. Hanno bisogno di un’educazione della loro sessualità che, per essere valida e pienamente umana, deve camminare di pari passo con la scoperta della capacità di amare, iscritta da Dio nel cuore dell’uomo. Si tratta di una formazione armonica all’amore responsabile, guidata al tempo stesso dalla Parola di Dio e dalla ragione.
Scuola di impegno sociale
Un altro compito della famiglia è quello di formare i propri figli all’amore e di praticare l’amore in ogni rapporto interpersonale, cosicché la stessa famiglia non si chiuda nel proprio ambito, ma rimanga aperta alla comunità, ispirata dal senso della giustizia, dalla solidarietà e dalla sollecitudine verso gli altri, oltre che dal dovere della propria responsabilità verso la società intera.
Così il servizio al Vangelo della vita si esprime nella concretezza della solidarietà. Il compito sociale della famiglia non può fermarsi all’opera procreativa della generazione biologica e all’educazione dei figli. Le famiglie cristianamente ispirate avvertono una continua chiamata ad aprirsi ai bisogni del prossimo. Singolarmente o in forma associata, esse possono e devono pertanto dedicarsi a molteplici opere di servizio sociale, specialmente a vantaggio dei poveri. Tale opera diventa particolarmente importante per soccorrere tutte quelle persone e situazioni che l’organizzazione previdenziale ed assistenziale delle pubbliche autorità non riesce a raggiungere.
Animata e sostenuta dal comandamento nuovo dell’amore, la famiglia cristiana vive l’accoglienza, il rispetto, il servizio verso ogni uomo, considerato sempre nella sua dignità di persona e di figlio di Dio. La carità va oltre i propri fratelli di fede, perché «ogni uomo è mio fratello»; in ciascuno, soprattutto se povero, debole, sofferente e ingiustamente trattato, la carità sa scoprire il volto di Cristo e un fratello da amare e da servire. La famiglia cristiana si pone al servizio dell’uomo e del mondo, attuando veramente un’autentica «promozione umana».
Tutti sappiamo che l’ingiusta distribuzione dei beni fra il mondo sviluppato e quello in via di sviluppo, fra ricchi e poveri dello stesso paese, l’uso delle risorse naturali solo a beneficio di pochi, l’analfabetismo di massa, il permanere e il riemergere del razzismo, il fiorire di conflitti etnici e i conflitti armati hanno sempre prodotto un effetto devastante sulla famiglia. E, d’altra parte, è da rilevare come la famiglia sia il primo e principale ambito educativo dove possono fiorire valori diversi, ispirati alla comunione e all’amore.
A titolo di esempio, vorrei rilevare l’importanza sempre più grande che nella nostra società assume l’ospitalità, in tutte le sue forme: dall’aprire la porta della propria casa e ancor più del proprio cuore alle richieste dei fratelli, all’impegno concreto di assicurare ad ogni famiglia una propria casa, come ambiente naturale che la conserva e la fa crescere. Soprattutto la famiglia cristiana è chiamata ad ascoltare e a farsi testimone della raccomandazione dell’Apostolo: «Siate... premurosi nell’ospitalità» (Rm 12,13). Realizzerà così, imitando l’esempio e condividendo la carità di Cristo, l’accoglienza del fratello bisognoso: «Chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca ad uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa» (Mt 10,42).
Un’altra espressione particolarmente significativa di solidarietà per le famiglie è la disponibilità all’adozione o all’affidamento di bambini abbandonati dai loro genitori o comunque in situazioni di grave disagio. Il vero amore paterno e materno sa andare al di là dei legami della carne e del sangue ed accogliere anche figli di altre famiglie, offrendo ad essi quanto è necessario per la loro vita e il loro pieno sviluppo.
I Padri della Chiesa hanno spesso parlato della famiglia come di «chiesa domestica», di «piccola chiesa». «Essere insieme» come famiglia, si traduce nell’essere gli uni per gli altri e nel creare uno spazio comunitario per l’affermazione di ogni uomo e di ogni donna. A volte si tratta di persone con handicaps fisici o psichici, delle quali la società, cosiddetta «progressista», preferisce liberarsi. Talora anche qualche famiglia che si dice cristiana può comportarsi secondo questi canoni. È molto triste quando sbrigativamente ci si sbarazza di chi è anziano o affetto da malformazioni o colpito da malattie. Si agisce così perché vien meno la fede in quel Dio per il quale «tutti vivono» (Lc 20, 38) e dal quale tutti sono chiamati alla pienezza della Vita. |