Rischi e minacce che pesano sulla famiglia oggi
Il pensiero di Giovanni Paolo II è stato ripreso dal Papa Benedetto XVI che, nei suoi interventi, ha parlato della famiglia come di una «questione nevralgica, che richiede la nostra più grande attenzione pastorale»; (essa) «è profondamente radicata nel cuore delle giovani generazioni e si fa carico di molteplici problemi, offrendo sostegno e rimedio a situazioni altrimenti disperate. E tuttavia… la famiglia è esposta, nell’attuale clima culturale, a molti rischi e minacce che tutti conosciamo. Alla fragilità e instabilità interna si assomma infatti la tendenza, diffusa nella società e nella cultura, a contestare il carattere unico e la missione propria della famiglia fondata sul matrimonio»[3].
Un ambiente culturale contrario alla famiglia
Oggi, con una certa facilità e superficialità vengono proposte e presentate presunte “alternative” alla famiglia, qualificata come “tradizionale”. L’attenzione si dirige così dal problema del divorzio a quello delle “coppie di fatto”, dal trattamento dell’infertilità femminile alla procreazione medicalmente assistita, dall’aborto alla ricerca e manipolazione delle cellule staminali ricavate dagli embrioni, dal problema della pillola contraccettiva a quello della pillola del giorno dopo, che è pure abortiva. La legalizzazione dell’aborto si è praticamente diffusa in quasi tutto il mondo. Accade anche che si conferiscano alle coppie effimere, che non vogliono impegnarsi formalmente nel matrimonio neppure civile, i diritti e i vantaggi di una vera famiglia. Tale è il caso dell’ufficializzazione delle “unioni di fatto”, comprese le coppie omosessuali, che talvolta pretendono perfino il diritto all’adozione, sollevando in tal modo problemi molto gravi di ordine psicologico, sociale e giuridico.
Il volto – la realtà – della famiglia è dunque cambiato. A quanto detto sopra si deve aggiungere la marcata preferenza per una forma di crescente “privatizzazione” e la tendenza ad una riduzione delle dimensioni della famiglia che, passando dal modello di “famiglia plurigenerazionale” a quello di “famiglia nucleare”, riduce questa alla realtà di papà, mamma ed un solo figlio. Più grave ancora è il fatto che buona parte dell’opinione pubblica non riconosca più nella famiglia, fondata sul matrimonio, la cellula fondamentale della società ed un bene di cui non si può fare a meno.
Una facile ‘soluzione’, il divorzio
Tenendo conto di questo clima culturale, presente soprattutto nelle società occidentali, mi pare opportuno richiamare un brano del Vangelo in cui Gesù parla del matrimonio: “E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?». Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto»” (Mc 10, 2-9).
Si tratta, a mio avviso, di un testo molto illuminante, perché si riferisce al tema del matrimonio in quanto origine e base della famiglia, ma soprattutto perché ci fa vedere la forma di ragionare di Gesù. Egli non si lascia intrappolare nelle reti del legalismo, su ciò che è permesso e ciò che è proibito, ma si colloca di fronte al progetto originario del Creatore, e nessuno meglio di Lui conosceva qual era il disegno originale di Dio. È in questo progetto che troviamo la “Buona Novella” della famiglia.
Pur riconoscendo che ci sono anche tante famiglie, le quali vivono il valore di una unione ferma e fedele, tuttavia dobbiamo constatare che la precarietà del legame coniugale è una delle caratteristiche del mondo contemporaneo. Essa non risparmia nessun continente e può essere constatata ad ogni livello sociale. Spesso tale prassi rende fragile la famiglia e compromette la missione educativa dei genitori. Tale precarietà non curata, anzi accettata come “un dato di fatto” conduce spesso alla scelta della separazione e del divorzio, che vengono considerati come l’unica via d’uscita davanti alle crisi verificatesi.
Questa mentalità indebolisce gli sposi e rende più rischiosa la loro fragilità personale. L’ “arrendersi” senza lottare è troppo frequente. Una giusta comprensione del valore del matrimonio ed una fede ferma potrebbero invece aiutare a superare con coraggio e dignità anche le difficoltà più serie.
Del divorzio infatti si deve dire che non è solamente una questione di tipo giuridico. Non è una “crisi” che passa. Esso incide profondamente nell’esperienza umana. È un problema di relazione, e di relazione distrutta. Esso segna per sempre ogni membro della comunità familiare. È causa di impoverimento economico, affettivo e umano. E questo impoverimento tocca particolarmente la donna e i figli. A tutto ciò si aggiungono poi i costi sociali, che sono sempre particolarmente elevati.
Vorrei far notare che sono diversi gli elementi che concorrono all’incremento attuale dei divorzi, pur con sfumature e componenti diverse a seconda dei vari paesi. È da tenere presente innanzitutto la cultura dell’ambiente, sempre più secolarizzata, nella quale emergono, come elementi caratterizzanti, una falsa concezione della libertà, la paura dell’impegno, la pratica della coabitazione, la “banalizzazione del sesso”, secondo l’espressione di Giovanni Paolo II, nonché le ristrettezze economiche, che talvolta sono una concausa di tali separazioni. Stili di vita, mode, spettacoli, teleromanzi, mettendo in dubbio il valore del matrimonio e diffondendo l’idea che il dono reciproco degli sposi fino alla morte sia qualcosa di impossibile, rendono fragile l’istituzione familiare, ne fanno scadere la stima e giungono al punto di squalificarla a vantaggio di altri “modelli” di pseudo-famiglia.
Privatizzazione del matrimonio
Tra i fenomeni cui assistiamo c’è da rilevare, inoltre, l’affermarsi di un individualismo radicale, che si manifesta in numerose sfere dell’attività umana: nella vita economica, nella concorrenza spietata, nella competizione sociale, nel disprezzo degli emarginati e in molti altri campi. Questo individualismo non favorisce certamente il dono generoso, fedele e permanente di sé. E, sicuramente, non è un abito culturale che possa favorire la soluzione delle crisi nel matrimonio.
Succede che le autorità statali, responsabili del bene comune e della coesione sociale, alimentino esse stesse questo individualismo, permettendogli una piena espressione attraverso apposite leggi (come, per esempio, nel caso dei PACS “patti civili di solidarietà”), che si presentano come alternative, almeno implicite, al matrimonio. Peggio ancora quando si tratta di unioni omosessuali, per di più pretendendo il diritto di adottare dei bambini. Così facendo, questi legislatori e questi governi rendono precaria nella mentalità comune l’istituzione del matrimonio e contribuiscono inoltre a creare problemi che sono incapaci di risolvere. In tal modo accade che il matrimonio, molto spesso, non è più considerato come un bene per la società, e la sua “privatizzazione” contribuisce a ridurre o addirittura ad eliminare il suo valore pubblico.
Questa ideologia sociale di pseudo-libertà spinge l’individuo ad agire in primo luogo secondo i suoi interessi, la sua utilità. L’impegno assunto nei confronti del coniuge prende l’andamento di un semplice contratto, rivedibile indefinitamente; la parola data non ha che un valore limitato nel tempo; non si risponde dei propri atti, se non davanti a se stessi.
False aspettative sul matrimonio
Bisogna anche constatare che molti giovani si formano una concezione idealista o addirittura erronea della coppia, come il luogo di una felicità senza nuvole, del compimento dei propri desideri senza prezzo da pagare. Possono arrivare così ad un conflitto latente tra il desiderio di fusione con l’altro e quello di proteggere la propria libertà.
Un misconoscimento crescente della bellezza della coppia umana autentica, della ricchezza della differenza e della complementarità uomo/donna conduce ad una accresciuta confusione sulla identità sessuale, confusione portata al culmine nell’ideologia femminista D’altra parte, le condizioni attuali dell’attività professionale dei due coniugi riducono i tempi vissuti in comune e la comunicazione nella famiglia. E tutto questo impoverisce le capacità di dialogo tra gli sposi.
Troppo spesso, quando sopravviene la crisi, le coppie si ritrovano da sole a doverla risolvere. Non hanno nessuno che possa ascoltarle e illuminarle, cosa che forse permetterebbe di evitare una decisione irreversibile. Questa mancanza di aiuto fa sì che la coppia rimanga chiusa nel suo problema, non vedendo più se non la separazione o addirittura il divorzio come soluzione al proprio sconforto. Come non pensare invece che molte di queste crisi hanno un carattere transitorio e potrebbero essere facilmente superate, se la coppia avesse il sostegno di una comunità umana ed ecclesiale?
Fattori economici e consumistici nella vita familiare
I fattori economici, nella loro grande complessità, influiscono pure fortemente nella configurazione del modello familiare, nella determinazione dei suoi valori, nella organizzazione del suo funzionamento, nella definizione dello stesso progetto familiare. Gli introiti che si vogliono assicurare, le spese che si considerano indispensabili per soddisfare i bisogni o i livelli di benessere che si pretendono di raggiungere o mantenere, la mancanza di risorse o persino la mancanza di lavoro che colpiscono tanto i genitori come i figli, condizionano e, in certa misura, determinano gran parte della vita delle famiglie. Basterebbe pensare ai cosiddetti “amigados”, che non sono propriamente dei conviventi, ma solo dei poveri senza risorse per la celebrazione di un matrimonio. Altra situazione preoccupante è quella degli emigranti, costretti a lasciare il paese e la famiglia in cerca di lavoro e di mezzi di sostentamento, situazione che non raramente per la prolungata lontananza o altre motivazioni causa l’abbandono e il disfacimento della stessa famiglia che si è lasciata.
Hanno ugualmente un’origine economica i meccanismi che creano il clima di consumismo in cui si trovano sommerse le famiglie. Da questa prospettiva si definiscono sovente i parametri di felicità, generando frustrazione ed emarginazione. Sono economici pure i fattori che determinano una realtà tanto importante come è quella dello spazio familiare, vale a dire la misura delle case e la possibilità di accedere ad esse. Sono infine i fattori economici a condizionare le possibilità educative e le prospettive di futuro dei figli.
Davanti a questa realtà non si può non avere un profondo senso di compassione per quello che è o dovrebbe essere la culla della vita e dell’amore e la scuola di umanizzazione.
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