Valdocco, "una famiglia che educa"[23]
Anche se Valdocco è stata la prima – e la sola – istituzione assistenziale ed educativa fondata e diretta da Don Bosco in persona, la tipica fisionomia dell’opera e soprattutto il sistema educativo di prevenzione ivi adoperato possono essere ben compresi soltanto in connessione non solo con Don Bosco, con la sua esperienza e il suo temperamento, ma pure con quelli dei suoi aiutanti. Dagli inizi l’Oratorio fu una impresa comunitaria, costruita e portata avanti in interazione tra il fondatore e i suoi collaboratori[24].
Fra essi spicca un gruppo consistente di donne. Mamma Margherita non è stata, certamente, l’unica collaboratrice di Don Bosco nell’Oratorio; “altre mamme vissero a Valdocco, dando sempre l’impronta familiare che necessariamente proveniva dalla loro natura e dalla loro esperienza”. Morta mamma Margherita, Marianna, la sorella maggiore, rimase all’Oratorio ancora per quasi un anno fino alla sua morte. Poi “si stabilì all’Oratorio la mamma di Don Rua, ch’era coadiuvata dalla mamma del chierico Bellia, da quella del canonico Gastaldi e da altre. Visse all’Oratorio anche Marianna Magone, mamma del noto alunno di Don Bosco”[25]. Dopo la morte di lei, nel 1872, sparisce la presenza e l’influsso delle mamme nell’Oratorio[26].
È da sottolineare tuttavia che la mamma di Don Bosco, durante il decennio 1846-1856, fu la principale compagna e cooperatrice di Don Bosco, condividendone “pane, lavoro, fatiche, preoccupazioni e missione giovanile”[27]. “Mamma Margherita” – questo è ormai il suo definitivo nome a Valdocco – sarà attivamente presente al primo sviluppo “esteriore” dell’opera: primo oratorio, “casa annessa” o pensionato per i primi artigiani e studenti, prime scuole e primi laboratori, chiesetta dedicata a san Francesco di Sales, lancio delle Letture Cattoliche, in un clima di rivoluzioni e di minacce verso Don Bosco (1853).
In quei giorni, all’Oratorio si viveva una vita di famiglia alla buona, scarsa di risorse e piena di sogni; spesso Don Bosco doveva uscire di casa o per procurarsi i fondi per gestire, anche se con semplicità, un pensionato sempre più numeroso o per trovare un po’ di pace e scrivere i suoi libri nella biblioteca del Convitto o altrove. Mamma Margherita lo sostituiva nell’assistenza dei ragazzi, oltre a badare ai lavori domestici ordinari, in cucina di giorno e rattoppando i loro vestiti di notte. Sono fatti del tutto ordinari, “piccoli particolari” certo, ma che “ebbero il loro peso su molti aspetti della vita di Don Bosco e dei giovani, e [che] ci aiutano a vedere nella sua concretezza la ‘famiglia’ dell’Oratorio”[28]: l’Oratorio, infatti, nell’intenzione di Don Bosco “aveva ad essere una casa, cioè una famiglia, e non voleva essere un Collegio”[29].
Ebbene, tempo fa, don Egidio Viganò ha rilevato con enfasi la ricaduta della presenza materna di Mamma Margherita a Valdocco, e il suo contributo nel rendere “familiare” il clima del Oratorio: «L’eroico trasloco a Valdocco di Mamma Margherita servì ad impregnare l’ambiente di quei poveri giovani dello stesso stile familiare da cui è sbocciata la sostanza del Sistema Preventivo e tante modalità tradizionali ad esso legate. Don Bosco aveva sperimentato che la formazione della sua personalità era vitalmente radicata nello straordinario clima di dedizione e di bontà (dono di sé) della sua famiglia ai Becchi e ha voluto riprodurne le qualità più significative all’Oratorio di Valdocco tra quei giovani poveri e abbandonati»[30].
Risulta, dunque, ovvio che le componenti della “famiglia educativa”[31] che Don Bosco ha voluto divenisse il suo Oratorio, non furono tutte prese solo da idealizzazioni pedagogiche e teologiche, ma anche dal quotidiano della vita rusticana piemontese.
[32]Le presenze femminili delle mamme che furono a Valdocco e, prima di tutto quella di Mamma Margherita, diedero questo peculiare contributo di fede e di semplicità, di concretezza e di sapienza educativa. |