Que somos
Projetos
Carta da Presidente
História
Contatos
Agenda
Vida associativa
Estatuto
Jornal
Onde estamos
Arquivo
Espiritualidade
Links
Galeria
Notícias
|
 |
União - Dezembro 2009 |
Pubblicità subdola
Che la pubblicità ci offra mille prodotti al giorno, presentati con immagini e musiche estranee a quanto reclamizzato, è un gioco che dura da vari decenni e si fa sempre più pressante, spesso noioso per la ripetitività martellante del messaggio. E si capisce, allora, perché di quei momenti, approfittiamo per una telefonata o un piccolo servizio in casa.
Ma c’è dell’altro. E anche irritante.
Avrebbero mai pensato, gli autori del brano – diventato poi il nostro Inno nazionale -, che dopo 160 anni si sarebbe sentito per reclamizzare calze? O il grande Beethoven, che l’Inno alla gioia, parte conclusiva della sua splendida IX sinfonia, avrebbe dovuto invogliare noi consumatori all’acquisto di una passata di pomodori? Gli esempi sono tanti, ma su uno voglio soffermarmi, sicura che anche tra voi alcuni si siano domandati dove sia finito il buon senso e dove sia precipitata la scala dei valori.
La scena: una nursery d’ospedale con vari lettini occupati da neonati. Un’atmosfera serena, qualche testoline dolcissime che sembrano dire: “Finalmente ci siamo anche noi!”. Al di qua della vetrata l’attesa felice si legge sui volti degli adulti che cercano con lo sguardo il proprio piccolo. Visi sorridenti, pieni di stupore davanti al miracolo di nuove vite. È il momento tanto atteso. Una giovane infermiera solleva da un lettino il piccolo avvolgendolo in una copertina. Si avvicina alla vetrata. Il bambino si è dissolto nel nulla; al suo posto una caffettiera nuova di zecca. Tutto scompare. In bella mostra solo pentole e altri prodotti fuoriusciti “per incanto” da uno stabilimento per il riciclaggio.
La superficialità con la quale si arriva a fare di un bambino-protagonista un mezzo di confronto con altri oggetti è veramente imbarazzante.
Qualcuno mi ha detto: “Ma è una campagna per l’utilizzazione di quanto noi gettiamo!”. D’accordo. Il fine può essere buono, ma possibile che la fantasia così ricca degli autori di spot non abbia saputo attingere altrove? L’idea che la persona, soprattutto se fragile come un bambino, possa diventare merce di scambio è entrata, purtroppo, nella mentalità ottusa di persone per le quali un bimbo vale molto meno di una manciata di euro o di qualsiasi altra “cosa”. Secondo la logica del profitto basterebbe. Sappiamo bene, però, che non è così. Al vertice della scala c’è la persona, irripetibile e unica nel suo essere che esige rispetto, soprattutto quando non è in grado di cavarsela da sola.
A noi il compito di difendere i bimbi di tutto il mondo con gli strumenti di cui disponiamo. Nello sguardo trasparente di ciascuno, scopriamo la tenerezza del Bimbo che da 2000 anni ci ha fatto il dono più grande.
Sarà un Natale di nuovo respiro che auguro a voi tutti. |
|
|