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União - Junho / Julho 2006

Prendo spunto da una lettera arrivata in redazione per riflettere insieme su quanto si chiede Rosamaria di Tivoli.
“La parola educazione, rispetto dell’altro, pazienza sono ancora presenti nel nostro vocabolario e nel nostro modo di vivere?...”. La risposta immediata, quella che ci suggeriscono le nostre esperienze giornaliere, i contatti e con altre persone, è piuttosto negativa.
Basta scorrere le pagine di un giornale, accendere il televisore, prestare attenzione ai “racconti” di amici che aprono spaccati di vita familiare, per constatare fenomeni di apprensione verbale, di mancanza di autocontrollo, di ricerca del pretesto per attaccare briga anche per futili motivi.
Ma anche e soprattutto per far prevalere a tutti i costi le proprie idee.
Pensiamo alle discussioni in famiglia, e sono quelle più frequenti ma anche più “pericoloso” perché bloccano i canali della comunicazione, elemento indispensabile per costruire insieme una vita comune che abbia significato. E dalla famiglia possiamo passare via via ad altre sfere e altri ambiti nei quali possiamo essere coinvolti.
Penso alle estenuanti (e talvolta grottesche) riunioni di condominio dove per un vaso di fiori, la macchinata parcheggiata fuori le righe o una spesa comune da affrontare. Volano parole di troppo… Nel mondo del lavoro, poi, gli scontri non mancano. E sono sul piano delle competenze… delle preferenze, delle interferenze… (passatemi le rime che non guastano!).
Purtroppo le immagini solo televisive, per noi che non siamo addetti ai lavori, ci presentano anche persone che ricoprono ruoli di rilievo sociale e politico da cui ci si aspetterebbero modelli comportamentali di un certo tipo perché figure pubbliche…
Ma “ognuno pensi per sé”, in questo caso il vecchio proverbio ci dà una mano per passare in rassegna le nostre giornate con alcuni nostri atteggiamenti da cancellare.
Silvana Aloisi
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