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Carta da Presidente - Janeiro 2012
Carissime e carissimi,
all’inizio di questo nuovo anno che ci vede ancora “insieme” attorno alla medesima mensa imbandita di fraternità (la nostra Associazione), mi è gradito soffermarmi con voi sul vero senso dell’appartenenza.
Ne parliamo spesso nei nostri incontri, nelle nostre conversazioni, nella vita associativa con due valenze: una positiva che ci fa esclamare: che bel senso di appartenenza possiede quell’associata/o, e l’altra negativa: tutto ciò accade perché manca il senso di appartenenza…
Ma che cosa è in realtà l’appartenenza? Appartenere a qualcuno? Nell’innamoramento se ne avverte la sensazione, quasi la necessità. E nessuno sarebbe capace di contraddirti per non svilire un grande sentimento. Ma si tratta dello “stato nascente” che cede il passo, via via, alla stabilità dei rapporti in cui si afferma la propria sana autonomia dall’altro.
Discorso diverso si può fare per il senso di appartenenza ad un gruppo di persone che guardano nella stessa direzione, che hanno gli stessi obiettivi, che credono negli stessi ideali. Appartenere ad un gruppo così, ti dà forza, identità, energia per affrontare anche le avversità più forti… Guardando sempre verso la meta comune. Non è un insieme casuale di persone o l’adesione ad un’aggregazione di gente che dice di credere in qualcosa di comune e che vuole coprire la propria solitudine con la compagnia di altri esseri umani. È una forza vitale che ti coinvolge, ti rende credibile, ti appassiona, ti aiuta a travolgere ogni egoismo personale.
Pericolo possibile: che si trasformi in fanatismo. Per noi che ci sforziamo di nutrirci alla Parola non dovrebbe esserci questo pericolo. Ma siamo esseri umani e anche la “lettura” consapevole del messaggio della Parola di Dio richiede un sano discernimento, purezza di intenzioni, libertà interiore per non rischiare di far dire a Dio…Ciò che noi vorremmo che ci dicesse.
Ragionamenti e desideri cui, in ultima battuta, siamo capaci di dare il titolo di “volontà di Dio”. E’ un cammino lungo, lento, a volte sofferto in cui abbiamo bisogno anche della presenza di persone atte ad aiutarci, sostenerci ed indirizzarci.
Persone che a loro volta hanno effettuato un cammino di crescita nella sequela Christi e che, anche indipendentemente dal ruolo ricoperto, costituiscano punti di riferimento saldi e rasserenanti, estranei ad ogni compromesso umano e capaci di metterci di fronte ai nostri limiti ma senza arroganza.
Buon cammino, in questo anno, verso un senso di appartenenza sereno, forte e gratificante.

Carolina

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