Jornal "União"

Gennaio / Febbraio 2019


La gentilezza… forse, ingiustamente dimenticata

Ciao, buongiorno, scusa, grazie… parole chehanno il sapore, il gusto di un tempo passato, oggi fuori moda, parole in contrasto con la mentalità individualista, che spinge al benessere del singolo e che sviluppa spesso atteggiamenti di aggressività, di dominio sull’altro, di prevaricazione e di arroganza.

Si ha timore di essere considerati deboli, stupidi, incapaci di farsi rispettare. A difesa della gentilezza che oso definire“virtù”, mi vengono in mente le parole del poeta libanese, Khalil Gibran, con le quali affermava che gentilezza e sensibilità non sono segno di debolezza, ma di forza e risolutezza.

Forse qualcuno potrà sorridere leggendo quest’affermazione, ma se ci fermiamo a riflettere, il termine gentilezza sottintende una qualità, una caratteristica etica. Sì, perché la gentilezza non è solo una questione di parole gentili, garbate, non è l’applicazione delle norme più ordinarie di buona educazione: non alzare la voce, cedere il posto alle persone anziane, dare precedenza in macchina ed altro ancora.

Naturalmente, in un mondo essenzialmente maleducato, aggressivo, prepotente, scorbutico, parlare di gentilezza, così intesa, sarebbe già tanto, ma non è tutto. S.Francesco di Sales, il santo della dolcezza e dell’affabilità, sintetizzava l’importanza delle buone maniere nel proprio lavoro pastorale dicendo” attira più mosche una goccia di miele che un barile di aceto”.

Allora cosa significa davvero essere gentili? Essere gentili significa soprattutto esprimere con le proprie azioni un senso di empatia verso l’ambiente con il quale si interagisce e per ambiente si considerano i rapporti tra le persone, quelli con la natura e gli animali. Gentilezza è tenerezza, disponibilità, amicizia, presenza, ascolto; una gentilezza che ha la possibilità di farsi intima, profonda, autentica.

Essere gentili è espressione di pazienza, forza, coraggio perché sottintende una disponibilità verso l’altra persona. La gentilezza ci impegna in una responsabilità più forte e profonda, rasserena le relazioni, non ci fa vedere l’altro come un nemico da combattere.Abbiamo bisogno di parole incarnate che diventano pane per gli altri, abbiamo bisogno di gesti che toccano il cuore delle persone, abbiamo bisogno di sostituire quest’atmosfera inquinata con un’atmosfera di amore, di gentilezza, di benevolenza.

Non potete immaginare il potere di una gentilezza inaspettata: sa di miracolo!

Concetta Apolito


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